Giudice sospeso a Tempio nuovo rinvio al Riesame

La Cassazione annulla il provvedimento e affida la decisione a un altro collegio Di Giacomo resta interdetto ma la difesa esulta: contestato l’impianto accusatorio

TEMPIO. Per capire meglio bisognerà attendere le motivazioni, ma la decisione della Cassazione che ha accolto il ricorso del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo contro la misura interdittiva, segna un importante punto a favore della difesa del magistrato indagato e sospeso per un anno nell’ambito dell’inchiesta romana sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. La Cassazione ha annullato il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma che confermava la misura interdittiva, rinviando al Riesame ma di fronte a un nuovo collegio. Intanto Di Giacomo resta sospeso. «Dobbiamo aspettare le motivazioni per avere un quadro chiaro degli argomenti in base ai quali la Cassazione ha accolto il nostro ricorso – spiega Giandomenico Caiazza – Sta di fatto che è stato accolto per la prima volta un ricorso che ha messo in discussione l’impianto accusatorio. Anche nella discussione ho sottolineato che si tratta di una storia che non sta in piedi: non si comprende che cosa si addebiti a Di Giacomo e che cosa avrebbe dovuto fare in udienza. Abbiamo illustrato l’assoluta correttezza del procedimento di esecuzione tenuta dal giudice». Secondo l’accusa, Di Giacomo avrebbe favorito, in concorso con gli altri indagati (11 in tutto), l’aggiudicazione della villa, venduta con un ribasso del 25 %. «È tutto l’impianto accusatorio che non sta in piedi – prosegue Caiazza – perché si ipotizza che un perito nominato dal giudice dell’esecuzione per vendere un bene all’incanto nel 2013, avrebbe scritto delle falsità nella perizia per rendere non appetibile l’immobile e far andare deserte le vendite per assegnare tre anni dopo l’immobile a persone che nel 2013, secondo la stessa accusa, non avevano nessun tipo di rapporto né con il perito, né con il giudice. Quindi, la domanda che abbiamo posto nel ricorso è: in favore di chi, il perito, avrebbe scritto quelle falsità e il giudice le avrebbe fatte proprie se gli acquirenti nel 2013 non erano nemmeno all’orizzonte?».

È stato invece fissato al 19 luglio il ricorso in Cassazione contro la misura interdittiva
applicata all’altro giudice coinvolto nell’inchiesta, Elisabetta Carta. Sul magistrato pende anche una parallela richiesta di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio presentata al Csm dall’ ex ministro della Giustizia Orlando, al centro di polemiche con la difesa del magistrato.

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