Sanità, Moirano e Arru alla commissione: si vede il risanamento

CAGLIARI. Il ministero della salute non le può chiamare prescrizioni, perché la Sardegna si paga da sola i pesanti conti della sanità e quindi non le può imporle granché. Ecco allora che, dopo aver...

CAGLIARI. Il ministero della salute non le può chiamare prescrizioni, perché la Sardegna si paga da sola i pesanti conti della sanità e quindi non le può imporle granché. Ecco allora che, dopo aver letto e riletto la riorganizzazione degli ospedali sardi, i funzionari romani hanno optato per le meno invasive osservazioni, seguite da un «monitoraggio sull’efficacia delle scelte che abbiamo fatto». Lo ha detto l’assessore Luigi Arru (foto) davanti alla commissione sanità del Consiglio regionale. I punti in contrasto con le direttive ministeriali, sono quelle addomesticate sette mesi fa dal Consiglio, e riguardano l'assistenza per le patologie tempo dipendenti, i punti nascita sotto i 500 parti, dovrebbero essere quelli di Alghero, Tempio, Lanusei, La Maddalena e del Sulcis, e il funzionamento dei reparti di medicina e chirurgia nei piccoli ospedali. Visto che la Sardegna è autonoma anche nella sanità, Arru ha confermato: «Il ministero non ci obbligherà a correggere questo o quello. Però vuole verificare che la nostra nuova Rete rispetti i livelli essenziali di assistenza com’è previsto dalla Costituzione». Ad esempio si sa che il ministro ha convinto la Regione a chiedere una deroga speciale per i punti nascita sotto il tetto dei 500 parti l’anno. «La presenteremo», ha confermato Arru, mentre «sulle altre osservazioni , sarà proprio il monitoraggio a dimostrare che le nostre scelte sono state quelle giuste». Poi in commissione è stata la volta del direttore generale dell’Asl unica Fulvio Moirano. «L'azione di risanamento avviata – ha detto – comincia a dare i suoi frutti, con risparmi significativi sui farmaci e sulla medicina convenzionata, ed emergeranno con maggiore evidenza dal consuntivo 2017 che sarà migliore dei precedenti». Poi ha affrontato il capitolo complicato delle liste d’attesa: «Entro l’anno – ha detto – interverremo con un’azione precisa in tre punti, e sono questi: migliorare i rapporti fra il call center l'utenza, aumentare l'offerta con aperture per molte più ore e nelle giornate festive, definire un numero medio di prestazioni e quindi andranno rivisti anche gli orari del personale». Intanto però ritorna a protestare il Comitato in difesa della sanità pubblica. Oggi, dalle 9.30, sarà in piazza a Sorgono, Isili, Muravera e Iglesias, perché «sono i territori più colpiti dalla disastrosa riorganizzazione del sistema». Il Comitato ha lanciato anche l’iniziativa dei Mille striscioni, con su la scritta
«Difendiamo i nostri ospedali», da affiggere dovunque. A protestare sono anche i Riformatori. In Consiglio regionale, hanno presentato una mozione che può essere riassunta così: «Gli ospedali scoppiano, le liste d'attesa sono lunghissime e a protestare sono tutti soprattutto i cittadini».

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