I ladri di sabbia delle spiagge sarde restano impuniti

Sottrarla è vietato ma mancano i controlli e gli agenti abilitati a emettere le multe

SASSARI. Nelle clessidre serve a misurare il tempo e in Sardegna sembra che il tempo sia agli sgoccioli. La protagonista è sempre la sabbia, unità di misura nel primo caso, misura dell’incuria nel secondo. Perché le spiagge dell’isola sono alla mercé di chi è abituato a portare a casa un ricordo di ciò che incontra il suo gusto. Se poi il souvenir è gratis, tanto meglio.

Ecco perché i lidi della Sardegna vivono sotto l’attacco delle mani lunghe dei turisti, ma anche di qualche sardo, che riempiendo di sabbia bottiglie e bottigliette stanno per trasformare la cafonaggine in un’emergenza ambientale. Esagerazione? Manco per sogno: nel 2017 nel solo scalo aeroportuale di Cagliari sono stati sequestrati 250 chili di sabbia rubata dalla spiaggia di Is Aruttas, nel Sinis. Il peso totale della refurtiva confiscata dagli addetti alla security, invece, era di oltre una tonnellata. Dentro c’era di tutto, dai ciottoli alle conchiglie.

Chi è stato colto con le mani nel sacco, però, ha pagato un conto salato. Peccato però che delle decine e decine di ladri sabbia sorpresi al check-in solo sei abbiano espiato la loro colpa mettendo mano al portafogli. Gli altri sono partiti senza problemi, dopo aver perlomeno abbandonato la refurtiva.

Mancano infatti gli agenti abilitati a emettere multe quando, negli aeroporti, gli addetti alle security sequestrano

le bottigliette con la sabbia. Loro, infatti non possono sanzionare i colpevoli. (c.z.)

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