Il popolo dell’accoglienza si ribella: aprite i porti

Studenti universitari, sindacati e associazioni in piazza per dire no a razzismo e xenofobia

CAGLIARI. Il no alla chiusura dei porti arriva soprattutto dai giovani. Sono tanti gli studenti che affollano piazza Deffenu a Cagliari per protestare contro la decisione del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ci sono gli striscioni, quelle arcobaleno, quelle rosse della Cgil, quelle di tante associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e a favore dell’uguaglianza tra i popoli. E ci sono le facce dei ragazzi che tengono i cartelli con su scritto “Porti aperti”, “Restiamo umani” Via la xenofobia”. Parlano al megafono, spiegano perché è giusto aprirsi e non chiudersi. Li ascolta un pubblico attento in mezzo al quale si vedono visi noti come quello di don Ettore Cannavera, fondatore della comunità La collina. C’è un senso comune di fastidio tra le persone che si sono date appuntamento per dire che c’è una Sardegna che resiste alla svolta, sino a due giorni fa solo temuta, nella politica dell’accoglienza. Per gli studenti di Unica 2.0 il primo no del Paese alla nave con i migranti è un segnale molto chiaro. «È l'Italia che tutti e tutte ci auguravamo di non vedere mai - spiegano - un'Italia che lascia presagire una politica razzista, omofoba, arretrata, xenofoba attraverso la promessa di far tornare il Paese nelle mani degli italiani». Una protesta che si allarga. «Le decisioni di
questo governo - attacca Arci Sardegna - schiacciato sulle posizioni di un ministro dell'Interno come Salvini, non hanno precedenti e segnano una ferita profonda nella storia del nostro Paese, che si è sempre contraddistinto per la solidarietà e ha sempre garantito il soccorso in mare».

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