Pastori contro la Regione: «Caria si dimetta»

Parte da San Vero Milis la mobilitazione degli allevatori. Il 26 a Cagliari per occupare l’assessorato  

SAN VERO MILIS. Gli allevatori dell’oristanese sono nuovamente sul piede di guerra. Bersaglio della loro protesta ancora una volta la Regione, e precisamente l’assessore all’Agricoltura Pier Luigi Caria. Il 26 giugno i pastori andranno a Cagliari a chiedere a gran voce le sue dimissioni e, se sarà necessario, dicono Franco Bussu, Giandomenico Sedda, Giuseppe Marrocu, Sandro e Giorgio Caria e Gian Michele Guiso, portavoce della protesta che si sta estendendo a tutta la Regione, occuperanno l’assessorato. «Siamo stanchi di essere presi in giro da un assessore che pare non rendersi conto delle nostre problematiche e delle difficoltà in cui versa il comparto agropastorale. Questa volta però i burocrati della Regione i conti li hanno fatti bene – dicono Bussu e Sedda. Sono riusciti a quantificare il nostro mancato guadagno in caso di perdita di un animale in 3 euro a capo. Quella è la cifra che rimane del nostro lavoro. Una pecora secondo i funzionari regionali vale 50 euro. Semplicemente ridicolo: possibile che non si rendano conto che solo per smaltire una carcassa l’allevatore ne deve pagare 70. Non si può andare avanti in questo modo. Le loro elemosine, perché di questo si tratta, non le vogliamo: abbiamo dignità da vendere, noi. Che se li tengano pure i loro oboli». Gli allevatori sono furibondi ed esasperati perché, dicono, nonostante i sacrifici compiuti ogni giorno per mandare avanti le loro aziende, vedono capitali costruiti in anni di duro lavoro a rischio fallimento. Bussu, Sedda, Marrocu, Caria e Guiso, governano alcuni migliaia di capi eppure, affermano: «Non riusciamo ad andare avanti. Sono anni che attendiamo i contributi per il benessere animale – sottolineano –, ma non arrivano. Il prezzo del latte da 85 centesimi per litro pare destinato a scendere a 75. Com’è possibile che dopo anni di lotte stiamo ancora qui a parlare sempre delle stesse problematiche? In altri paesi dell’Unione il comparto viene sostenuto adeguatamente con politiche mirate, qui siamo all’anno zero». La protesta, partita dal nuorese prima delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, in breve tempo si era estesa anche alle altre province sarde ed era sfociata nella restituzione di circa 30 mila certificati elettorali agli uffici dei
Comuni di provenienza degli allevatori. «Anche quell’occasione, come hanno sempre fatto, i nostri politici, al di là di qualche promessa non sono andati –concludono –. Ribadiamo: chiediamo una cifra equa che compensi le perdite, non elemosine. La dignità non è una cosa che si svende».

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