«Attenti ai prezzi troppo scontati»

Il direttore del team: «Sardi poco propensi ad associarsi, anche nelle truffe»

SASSARI. L’opera degli ispettori del dipartimento consente loro di avere come pochi altri un quadro sullo condizioni di un pezzo strategico di economia sarda come l’agroalimentare. E le considerazioni che il direttore vicario Renzo Moro trae dalla sua esperienza sono molto interessanti. «Uno degli aspetti cruciali secondo me è la polverizzazione dell’offerta nel settore primario – dice – La remunerazione per i produttori è sempre troppo bassa, esempio lampante il pagamento del latte ai pastori. Di questo non c’è molta consapevolezza, ma capisco anche quanto sia difficile averla. Anche se in questi ultimi anni i capi di azienda agricola laureati sono passati dal 2,5% al 4,8%, quelli con diploma superiore dal 11,9% al 13,9%, il titolo di studio prevalente è la licenza media (40,4%); inoltre, le imprese agricole e pastorali risentono dello scarso utilizzo delle tecnologie informatiche (solo il 3,3% delle aziende agricole è connesso) questo espone gli agricoltori/pastori a non avere peso sulle contrattazioni, vendendo a prezzi di mercato che si ritrovano spesso a “subire”. Questo accade in un mondo in cui il mercato informatico è quello che sta macinando numeri. Il food online è cresciuto del 35% nello scorso anno, questo aumenta sempre più il gap con altre realtà».

I dati sulle irregolarità commesse – afferma Moro – sono in linea con la media nazionale. «Ma noi sardi siamo individualisti – dice – e, se questo porta svantaggi grossi dal punto di vista commerciale, perché non facciamo massa critica, accade però anche non ci si associa nemmeno per il male. Nell’isola i fenomeni di frode e contraffazione sono generalmente di tipo “puntuale” e raramente coinvolgono strutture organizzate per delinquere come in altre realtà».

Moro ricorda che la Sardegna importa circa i 2/3 delle derrate alimentari. E che il suo consumatore tipo «ha naturale propensione ad acquistare sardo. Chi opera sul mercato tiene conto di questo e cerca di vestire di… sardità prodotti che a volte non sono proprio isolani, sapendo che questo determina un maggiore appeal sul mercato locale e aggiunge valore. Ma c’è un altro elemento che cozza con l’amore per ciò che è sardo: siamo i primi per acquisti nei discount, che significa che non ci sono molti quattrini. Queste
due cose non vanno d’accordo tra loro, perché un prodotto di qualità come quello proposto dall’agroalimentare isolano ha sempre un prezzo più elevato. Così occorre diffidare di chi cerca di inserirsi negli scaffali dei discount proponendo sardità a basso costo». (a.palm.)



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