Non morì per l’incidente ma per il suo no alle trasfusioni

Schianto a Tertenia: la vittima era Testimone di Geova, assolto un 39enne di Gairo

LANUSEI. «La morte dell’anziana donna rimasta ferita nell’incidente non è imputabile alla condotta dell’imputato ma alla sua volontà di non volersi sottoporsi alle cure a causa del suo credo religioso». Questa la tesi difensiva che ha prevalso su tutta la linea assicurando a Salvatorangelo Contu, agricoltore ogliastrino a processo con rito abbreviato per omicidio colposo, l’assoluzione con formula piena. Lo ha deciso, dopo una lunga camera di consiglio il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lanusei Paola Murru che giovedì sera ha accolto la richiesta dell’avvocato Gennaro Di Michele. Contu, 39 anni, nato a Jerzu ma residente nel vicino centro di Gairo, era finito di fronte al giudice con la pesante accusa di omicidio colposo per la morte di un’anziana donna, Maria Porru.

L’incidente incriminato avvenne in una delle gallerie della statale 125, nelle vicinanze di Tertenia, il 24 giugno del 2013. Poco dopo le nove del mattino una Seat Ibiza con due persone a bordo, Giuseppe D’Amico, 71 anni, di Soresina e Maria Porru, 76 anni di Villamar, stava percorrendo la galleria di Ìs quaddazzonis in direzione Tortolì. La macchina dopo aver percorso alcune centinaia di metri al buio (in quel momento c’era scarsa visibilità causata da un momentaneo black out) andò ad urtare contro il rimorchio di un trattore agricolo condotto da Contu. Lo scontro fu violento. I soccorritori del 118 arrivati sul luogo del tamponamento prestarono le prime cure ai feriti: sia il conducente del mezzo agricolo che i due anziani viaggiatori riportarono traumi al torace e all’addome e vennero trasportati in ambulanza all’ospedale di Lanusei. La donna, Testimone di Geova, morì il 20 luglio nel reparto di Chirurgia del Nostra signora della Mercede, dove era stata ricoverata in seguito all’incidente. E dove aveva rifiutato le trasfusioni. Secondo il pubblico ministero Nicola Giua Marassi la circostanza che causò la morte della donna fu il mancato funzionamento degli stop posteriori del mezzo agricolo. Secondo la difesa (che ha svolto una serie di indagini difensive sentendo i vicini di casa del trattorista e il meccanico che si occupava della manutenzione del trattore) il mezzo di Salvatorangelo Contu era, invece, funzionante e tenuto in perfetta efficienza.

«Ciò che provocò la morte della donna fu il rifiuto di sottoporsi alle trasfusioni e alle cure necessarie. Se lo avesse fatto le lesioni sarebbero guarite entro una ventina di giorni» ha detto nell’arringa l’avvocato Di Michele. Una tesi supportata anche dalla perizia dell’anatomopatologo secondo la quale l’aver rifiutato le cure si rivelò una decisione fatale. Nell’arringa, durata oltre due ore, il difensore ha citato, tra le altre cose, il versetto del Levitico, uno dei libri dell’Antico testamento, che i testimoni di Geova interpretano alla lettera. Il pm Marassi ha invece sollecitato la condanna di Contu.

Ma alla fine, dopo una lunga riflessione, il gup ha stabilito che nulla può essere imputato al trattorista. Sono occorse diverse ore perché il giudice pronunciasse una sentenza destinata se non proprio a fare giurisprudenza almeno a fare
discutere. «Ho preso a cuore questo caso – ha sottolineato l’avvocato Di Michele – perché sin dal primo momento era chiaro che il mio assistito non aveva alcuna responsabilità. E perché ritengo che non si possa morire per l’interpretazione di una prescrizione di 2500 anni fa».



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