Caso della salma di Ferrari il pm chiede 17 condanne

La banda che voleva trafugare il corpo del Drake sotto accusa per rapine e droga La base dell’organizzazione a Orgosolo. Ganassi: 20 anni per il capobanda Mereu

CAGLIARI. Prove granitiche, che per il pm Gilberto Ganassi incastrano alle proprie responsabilità tutti gli imputati coinvolti in una vicenda che ha come epicentro Orgosolo e che racconta di traffici di droga arrivata da ogni angolo d’Italia, traffico di armi potenti come i famosi Ak 47 Kalashnikov, piani per assaltare portavalori e caveau di compagnie di vigilanza, fino al progetto di sequestrare la salma di Enzo Ferrari, il mitico fondatore del marchio col cavallino rampante. Dopo una lunga requisitoria l’accusa ha messo sul tavolo le proprie carte, con richieste di pena che vanno da tre a vent’anni a conclusione del giudizio abbreviato davanti al giudice Maria Giovanna Angioni. La pena più severa, per il pm della Dda Ganassi, dev’essere inflitta al presunto capobanda Giovanni Antonio Mereu, detto Gianni Caddina, difeso da Beatrice Goddi e Patrizio Rovelli: lui, emigrato da tempo in Emilia Romagna, stando all’accusa era il grande burattinaio di un’organizzazione che faceva base a Orgosolo e secondo la Dda rivendeva gli stupefacenti in mezza Sardegna. L'accusa contestata all’orgolese è di aver promosso, costituito, finanziato, organizzato e diretto un'associazione per delinquere con base a Orgosolo per il traffico di cocaina, eroina, armi da sparo comuni e da guerra in collegamento coi trafficanti calabresi capeggiati da Franco Rillo. Una banda allargata a mezza Italia, che riforniva di droga anche la Sardegna.

Le indagini partirono nel 2007 dal sequestro-lampo a scopo di rapina dei coniugi Giampaolo Cosseddu e Pietrina Secce. Da quell'indagine saltò fuori un procedimento autonomo sulla droga da cui emersero due filoni collegati tra loro: da un lato quello sulle attività illegali di Graziano Mesina, dall'altro i traffici legati alla droga e armi riconducibili a Gianni Mereu. L'esistenza della banda Mereu divenne però pubblica soltanto all'alba del 28 marzo 2017, quando i carabinieri del Comando Provinciale di Nuoro portarono a termine una vasta operazione di polizia in diversi centri della Sardegna, dell'Emilia Romagna, della Lombardia, del Veneto e della Toscana. Vennero eseguite 34 ordinanze di custodia cautelare. Le indagini successive agli arresti allargarono il campo delle accuse e il numero degli indagati: al giudizio ne sono arrivati 41, di cui solo una parte ha scelto il giudizio abbreviato davanti al gup di Cagliari, per gli altri è in corso il processo davanti al tribunale di Nuoro.

Ecco le richieste del pubblico ministero. La pena più pesante, vent’anni di reclusione, per Giovanni Antonio Mereu (48 anni) di Orgosolo, 10 anni per Pasquale Musina (40) e 7 anni per Giovanni Antonio Musina (44), 10 anni per Antonio Mereu “Antoni mannu” (27) e 8 anni per Antonello Mereu “Antoni minore” (27) tutti di Orgosolo, 10 anni per Giovanni Succu (50) di Nuoro, 4 anni e 4 mesi per Vincenzo Sini (50), 4 anni e 8 mesi per Salvatore Devias (50) di Orgosolo, 10 anni per Francesco Rillo (46) di Viadana (Mn), 4 anni per l’albanese Gentian Tusha (32), 5 anni per Antonino Modafferi (37) di Parma, 8 anni per Giuseppe Mattei (56) di Cadoneghe (Pd), 10 anni per Willy Bazzan (29) di Conselve (Pd), 3 anni per Antonio Giordano (52), 2 anni per Rosario Giordano (28) e 3 anni per Ruggero Pietro Giordano (25) di Gattatico (Re).

La discussione dovrebbe andare avanti, secondo il calendario stabilito, il 26 giugno con i primi interventi dei difensori.
In quella data però è prevista l’astensione dalle udienze degli avvocati, quindi il processo dovrebbe saltare per andare probabilmente al 6 luglio. La sentenza è in programma per il 19 o 20 luglio, se le arringhe saranno arrivate alla conclusione nei tempi indicati. (m.l)

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