Lavoro e documenti falsi per i migranti: 25 indagati

Chiusa l'inchiesta della Procura, dieci sono accusati di associazione a delinquere. In cambio di denaro "regolarizzavano" extracomunitari. Nel giro anche il mago Giacomini

CAGLIARI. E' il momento degli scafisti della burocrazia, un'organizzazione attrezzata per aggirare le norme sull'immigrazione che forniva ai migranti extracomunitari documenti falsi per attestare che avevano un lavoro, un alloggio e documenti fiscali, come stabilisce la legge perché il soggiorno in Italia sia da considerarsi regolare. Hanno operato a lungo, poi però la voce ha girato e dopo un impegno investigativo andato avanti in silenzio e durato quasi quattro anni, fra intercettazioni telefoniche e testimonianze, i pm Danilo Tronci e Enrico Lussu hanno chiuso l'inchiesta giudiziaria con 25 indagati, di cui dieci dovranno rispondere di associazione a delinquere.

Le accuse contestate nel capo d'imputazione notificato in questi giorni sono riferite al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla violazione della legge 109/2012 che regola i rapporti tra datori di lavoro e immigrati extracomunitari irregolari. Accuse pesanti, basate su fatti che a leggere l'avviso di conclusione dell'inchiesta sono stati ricostruiti nei minimi dettagli dalla polizia giudiziaria anche grazie alla confessione di una delle promotrici e definiscono uno scenario inquietante del business realizzato da un gruppo di imprenditori, commercialisti e altri personaggi sulla necessità dei migranti di evitare l'espulsione grazie a un lavoro fittizio, letteralmente inventato da falsi quanto spregiudicati datori di lavoro attraverso un gruppo di intermediari arrivato dal Bangladesh e dal Senegal.

Fra i nomi più o meno conosciuti elencati nell'atto di chiusa indagine spicca quello di Giancarlo Giacomini (79 anni), operatore dell'occulto divenuto celebre negli anni ottanta e novanta prima di incappare in un imbarazzante processo legato a un'evasione fiscale miliardaria. In questo giro di imbrogli e di presunti imbroglioni la sua sarebbe però una figura di secondo piano, perché a leggere le carte del procedimento la vera promotrice dell'affare basato sulle speranze dei migranti è la figlia Sabrina (53 anni) insieme all'amica Simonetta Farci (57 anni) di Decimomannu, poi passata armi e bagagli allo status di collaboratrice della Procura. L'anziano mago è accusato di aver sostituito gli arcani maggiori che consultava ai tempi d'oro con tarocchi illegali, fingendo di essere il datore di lavoro di un migrante. Stavolta però a leggere le sue carte saranno con ogni probabilità i giudici del tribunale.

Ma vediamo com'era articolato - stando alle accuse - il sistema di accoglienza alternativa. Da una parte ci sono i cittadini del Pakistan, del Ghana, dell'India e di altri paesi esterni alla comunità europea che aspirano a entrare in Italia e a restarci con un permesso di soggiorno regolare. Per averlo serve un lavoro documentato e stabile, più un domicilio legale. L'agenzia è in grado di offrire l'uno e l'altro grazie all'adesione di una serie di personaggi che si prestano in cambio di imprecisate somme di denaro. La Farci e la Giacomini - sostiene la Procura - sono le factotum dell'organizzazione, mettono a disposizione datori di lavoro farlocchi, appartamenti inesistenti e documenti fiscali falsi. Di volta in volta compaiono sulla scena Stefania Addari, Giovanni Cantarelli e Alessandro Gugliandolo che falsificano i documenti di lavoro, il commercialista Roberto Metta che crea documenti fiscali posticci necessari per dare una parvenza di regolarità ai contratti di assunzione fantasma, Tarlok Choan, Shahimur Gazi, Raj Kumar e Hossain Kabir che si occupano di tenere i contatti fra i migranti e l'organizzazione, promuovendo le offerte, informando i potenziali clienti sulle condizioni e ricoprendo il ruolo di esattori dei premi pattuiti. Questi dieci, considerati le colonne portanti dell'agenzia, sono indagati per associazione a delinquere.

Gli altri quindici sarebbero i complici, persone disposte a presentarsi agli uffici pubblici come datori di lavoro attraverso società di comodo, alcune costituite ad hoc, di taroccare dichiarazioni dei redditi o di mettere le mani su documenti utili a far emergere il lavoro di extracomunitari che in realtà non avevano mai fatto nulla.

Ecco tutti i nomi degli indagati che hanno fatto parte, con ruoli e responsabilità diversi, dell'organizzazione: i cagliaritani Stefania Addari (48 anni), Alessandro Becini (53), Emanuela Becini (38), Giovanni Cantarelli (47), Cristian Desogus (37), Davide Desogus (40), Giancarlo Giacomini (79), Sabrina Giacomini (53), Roberto Metta (65), Francesco Secci (37), il cittadino indiano Tarlok Choman (47), Simonetta Farci (45) di Decimomannu, Shahlmur Gazi (33) del Bangladesh, Alessandro Gugliandolo (69) di Quartu Sant'Elena, Hassain Kabir (43) del Bangladesh, l'indiano Raj Kumar noto Khoja (48), Maria Grazia Lella (57 anni) di Quartu Sant'Elena, la senegalese

Kane Ndama Loum (56), Gianfranco Marongiu (49) di Capoterra, Simona Muscatello (42) di Torino, Piergiorgio Pibia (48) di Decimomannu, Graziella Riitano (60) di Quartu Sant'Elena, Giampiero Sensibile (57) di Quartu Sant'Elena, Efisio Serra (68) di Serramanna, Roberto Simoni (58) di Iglesias.

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