Csm, fari puntati sul caso di Tempio

Il vicepresidente Legnini a Sassari: «Ci stiamo occupando del tribunale gallurese»

SASSARI. «Della vicenda di Tempio Pausania ce ne siamo occupati e ce ne stiamo occupando in sede disciplinare». Il Consiglio superiore della magistratura tiene i fari puntati sull’inchiesta della Procura di Roma che undici persone, fra cui sei magistrati del palazzo di Giustizia di Tempio e due avvocati, indagati per i reati di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio. Ad assicurare che niente sarà dimenticato o trascurato è il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, che a Sassari, a margine del convegno “Le istituzioni politiche e giudiziarie in Italia: continuità e cambiamento nel decennio della grande crisi globale”, organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza dell’Università sassarese, rispondendo a una nostra precisa domanda, ha precisato che il Consiglio tiene sotto stretta osservazioni ciò che è accaduto e accade nel Tribunale gallurese. «Ce ne occupiamo come ci occupiamo di ogni altro caso che riguardi gli uffici giudiziari italiani», precisa Legnini. «In generale posso dire che la lotta alla corruzione è e deve sempre più essere una priorità nel nostro paese», continua il vicepresidente del Csm. «Negli ultimi anni sono state introdotte e avviate iniziative che vanno nella direzione del rafforzamento della prevenzione e della repressione della corruzione». Giovanni Legnini, il cui mandato come vicepresidente del Csm scade a fine settembre, commenta anche la possibilità che il nuovo Governo nazionale faccia slittare la riforma dell’ordinamento penitenziario e delle intercettazioni: «La posizione del Csm è già nota, abbiamo espresso giudizio favorevole e lo confermo; non possiamo che auspicare l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario. Prendo atto che l’orientamento dell’attuale Governo appare essere diverso, ma vedremo gli sviluppi nel rispetto pieno delle prerogative di ciascuno», spiega. «Sulle intercettazioni, dico che se c’è bisogno di un differimento dei tempi di attuazione di questa riforma non ci sarebbe nulla di grave. È uno strumento che non va depotenziato quello delle intercettazioni, perché è fondamentale per le indagini; nel contempo vanno tutelati i diritti alla riservatezza personale e all’onorabilità per quanto riguarda fatti non rilevanti penalmente o che riguardano persone non indagate. Sarà il nuovo Governo a fare le sue valutazioni». Al convegno sulle istituzioni politiche e giudiziarie ha partecipato anche il presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, cui è stato chiesto un parere sulla battaglia del comitato per il riconoscimento dell’insularità in Costituzione: «In realtà la Costituzione contiene già delle norme che riguardano i profili differenziati. L’articolo 119, modificato con la legge costituzionale del 2001 contiene un’indicazione per le speciali regioni legate al Mezzogiorno o comunque a situazioni di difficoltà», spiega. «Quindi forse sarebbe più opportuno
lavorare sugli strumenti esistenti prima di lavorare a nuovi strumenti. Anche perché il problema fondamentale è quello di creare le condizioni politiche affinché le cose avvengano, gli strumenti vengono dopo, e da questo punto di vista l’articolo 119 potrebbe essere la soluzione giusta».

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