Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Forestale, attacco del M5s al nuovo direttore Casula

Il deputato Manca: «Condannato per i tagli di lecci nella foresta di Marganai» La replica: «Niente di definitivo. Ora il mio pensiero è la campagna antincendio»

SASSARI. Dalla nuova nomina alla messa in stato d’accusa sono passate solo poche ore. Antonio Casula, direttore del Corpo Forestale che ha rilevato Gavino Diana, non ha fatto in tempo a prendere possesso dei suoi nuovi uffici che è stato attaccato dal parlamentare del Movimento 5 stelle Alberto Manca. La nomina di Casula è stata definita “un atto grave ed irresponsabile”. Non è stato un attacco isolato, anche gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico hanno stigmatizzato la scelta della Regione.

L’accusa. I motivi che hanno portato il deputato Alberto Manca a usare toni durissimi arriva dal passato del nuovo direttore della Forestale: «Il dottor Casula è noto alle cronache per un decreto penale di condanna emesso a suo carico nel 2016 in relazione all’inchiesta sull’inopportuno e comunque illecito taglio di un lecceto nella foresta millenaria di Marganai, tra Domusnovas, Iglesias e Fluminimaggiore. Quando era commissario straordinario del comune di Seneghe è stato colpito da un rinvio a giudizio, tuttora pendente sebbene in odore di prescrizione, per delitti contro la pubblica amministrazione come la turbativa d’asta e la frode nelle pubbliche forniture. Al di là del sacrosanto principio di non colpevolezza, elementari valutazioni di opportunità politica avrebbero dovuto indurre chi di dovere ad optare per la scelta di un profilo diverso e privo di ombre. È l'ennesima umiliazione che la vecchia politica intrisa di clientelismo e logiche spartitorie ha voluto infliggere ad un Corpo già pieno di problemi», conclude Manca. Dichiarazioni che fanno il paio con quelle del Grig: «Magari c’è anche altro, ma basta e avanza per ritenere palesemente inopportuna le nomina. Non ci si rende nemmeno conto del devastante danno nei confronti della marea dei cittadini e funzionari pubblici onesti, eppure la Giunta Pigliaru aveva iniziato, nel 2014, tenendo alla larga i semplici indagati».

La difesa. Antonio Casula ha incassato le durissime critiche e ha replicato: «Mettiamo in chiaro una cosa: per quanto riguarda il caso del Marganai mi sono opposto al decreto di condanna emesso dal giudice e quindi per li momento non ho subito alcuna condanna, vedremo come andrà finire e, ovviamente, ribadisco la fiducia che ho nella magistratura anche per quanto riguarda il secondo procedimento citato dal deputato dei 5 Stelle in cui ho chiesto il rito abbreviato sia per accorciare i tempi sia perché sono convito di esse completamente al di fuori della questione. Per concludere – aggiunge Antonio Casula – tra le accuse di Manca ci sono tante imprecisioni, ad esempio io non sono un progettista e non ho progettato proprio un bel niente nell’intervento su Marganai. Non intendo commentare oltre proprio perché ci sono troppe imprecisioni in quello che è stato detto e scritto». La polemica che ha investito il direttore del Corpo forestale è arrivata in un momento topico: «Abbiamo appena iniziato la campagna antincendi e per fortuna possiamo fare affidamento su una macchina rodata che viene citata come esempio da seguire». Ma la campagna antincendi non è l’unica preoccupazione del Corpo forestale: «Stiamo vivendo un momento di grande trasformazione – aggiunge Casula – e anche se la Regione ha investito grandi risorse sul Corpo forestale e sulla sua autonomia, non possiamo non seguire il dibattito sul trasferimento delle competenze ai carabinieri. Ho un’idea su questa storia ma le competenze spettano al consiglio regionale, noi possiamo solo garantire che affronteremo ogni problema in sede sindacale e mettendo il personale prima di qualsiasi altra cosa».