«Campeggi come favelas» querelato Zanchetta

Azione legale della FederCamping: danno di immagine dal consigliere Upc Il giudizio espresso in aula in un intervento sulla modifica della legge sul settore

SASSARI. Per il consigliere regionale Pierfranco Zanchetta i campeggi con le casette prefabbricate sono «favelas fronte mare» o «graziose favelas delle vacanze». Faita FederCamping Sardegna non gradisce e lo querela per diffamazione: ieri mattina il presidente Giuseppe Vacca ha presentato una querela al tribunale di Cagliari contro l’esponente Upc. Zanchetta era intervenuto mercoledì nel corso della discussione che ha portato alla modifica della legge 16-2017 “Norme in materia di turismo”: è tra coloro che ha sostenuto l’emendamento aggiuntivo proposto dal consigliere Usula contenente la proposta di riportare dal 35% al 25% la possibilità di installazione di case mobili con riferimento alla capacità ricettiva delle strutture all’aria aperta.

Il passaggio dell’intervento contestato è il seguente: «Mi sorprende che nonostante gli impegni della Giunta non siano state prese decisioni conseguenti per modificare una norma offensiva di un modello di turismo che vogliamo darci e non contempla la presenza di favelas fronte mare». Un concetto simile – ricorda Faita Federcamping – era già stato espresso in un’intervista del 2 agosto del 2017 alla Nuova Sardegna: «I campeggi occupano alcune delle zone di bellezza paesaggistica della Sardegna: la legge li premia con il 35% di spazi per il posizionamento di bungalow. Si è passati dal 25% al 35% senza tenere conto degli effetti negativi di queste graziose favelas delle vacanze che occupano le nostre migliori zone costiere».

La federazione dei campeggi sottolinea il termine spregiativo del termine “favelas” utilizzato dal consigliere regionale che «comporta un danno anche di immagine per le strutture regolarmente autorizzate» richiamando il degrado delle periferie brasiliane. Per Faita, Zanchetta «ha dato un’immagine di illegalità e di precarietà urbanistica delle strutture sarde dell’aria aperta, pur sapendo essere tutte autorizzate e conformi ad ogni disposizione vigente e giudicate da molti tour operator tra le migliori in Italia». «Ci dispiace solo che chi dovrebbe valorizzare le imprese ricettive sarde all’aria aperta continui – dice Vacca – a parlare male e a diffamare senza aver probabilmente mai visitato una delle nostre strutture».

Ma per Zanchetta le casette mobili «non sono un bel colpo d’occhio» e commenta: «Ho mantenuto con coerenza la stessa posizione sostenuta lo scorso anno in occasione dell’approvazione della legge, battaglia che avevo perso, tanto che mi ero astenuto dal voto». Ammette che il termine usato sia un po’ forte: «Ho esagerato? Forse sì, se ho offeso qualcuno me ne scuso, ma ho visto strutture che sembrano campi profughi. Capisco che c’è chi investe in queste attività, e anche bene, ma spesso vedo più che altro speculazione. Ci dicano quanto personale occupano e che ricadute hanno sul piano economico e occupazionale. Qual è il rapporto clienti-personale? Se in albergo è del 40%, nei campeggi è molto inferiore. Ritengo che queste realtà vadano contro la prospettiva di un turismo che dovrebbe avere altri obiettivi, specie sul piano dell’occupazione».

Il consigliere Upc invita a notare come «spesso i campeggi hanno ridotto le zone di maggior pregio dell’isola, con un tipo di turismo che andava bene negli anni ’70, mentre poi diciamo no all’aumento di volumetrie di hotel a 4-5 stelle. La Sardegna merita ben altro». E sul fatto
che le mobil house siano a norma: «È vero, ma non è detto che tutte le norme che autorizzano qualcosa siano conformi al rispetto dell’ambiente. Una cosa posso affermare: sono pronto a sostenere la trasformazione di queste strutture in alberghi».

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