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Da destra a sinistra tutti contro Air Italy: no ai trasferimenti

Fasolino, Fi: temo il disimpegno della compagnia da Olbia Sabatini, Pd: la Regione lasciata sola dal governo Conte

SASSARI. Air Italy non trovo sostenitori tra le fila della politica sarda. Da destra a sinistra è un coro di critiche nei confronti della compagnia che ha deciso di trasferire 51 dipendenti da Olbia a Malpensa. «Sono molto preoccupato e stento credere che i vertici di Air Italy non siano disposti ad alcuna trattativa – attacca Giuseppe Fasolino, consigliere regionale di Forza Italia –. La posizione della compagnia segna una chiusura totale e poco rispetto dei sardi delle istituzioni che li rappresentano». Fasolino racconta di avere voluto «attendere un po’ prima di prendere una posizione netta sulla vicenda ma le poche rassicurazioni fornite al tavolo regionale dal vicepresidente esecutivo di Air Italy, Marco Rigotti, e soprattutto la decisa conferma dei trasferimenti, mi inducono a dichiarare la mia totale contrarierà a questa gestione unilaterale del personale attualmente impiegato a Olbia. L’assenza di concertazione è figlia del poco rispetto verso la forza lavoro di Olbia e delle singole caratteristiche e situazioni familiari del personale. La paura è che dietro questa decisione del management di Air Itay si nasconda un disimpegno progressivo delle attività della compagnia in Sardegna e soprattutto sulla base di Olbia che deve continuare a restare sede operativa e principale della compagnia».

Dal Pd si leva la voce del consigliere Franco Sabatini, che chiama in causa il governo sia sulla vicenda Air Italy che su quella ex Alcoa, dove la Sider Alloys ha deciso di assumere pescando anche fuori dal bacino degli ex dipendenti della fabbrica di alluminio. «Il nuovo governo dovrebbe essere il garante del rispetto degli accordi e dei lavoratori presi dal precedente esecutivo. Dove è il ministro Di Maio che deve la sua carica anche al consenso ricevuto da parte di questi lavoratori scontenti e defraudati? Il presidente Pigliaru e gli assessori stanno conducendo una battaglia
in solitaria, senza supporto da Roma, forse senza neppure ascolto, messi in coda nel calendario delle questioni da affrontare. In campagna elettorale ho sentito proclami del tipo “prima la Sardegna”: nella realtà, vedo la Sardegna nuovamente messa al palo». (al.pi.)



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