Farci, il tutor nuorese del team cinese: in autunno portiamo le navi da crociera

C’è un sardo dietro l’interesse della Cina per l’isola. Ha il volto di Alberto Farci, avvocato nuorese, a capo dei progetti di pianificazione e sviluppo per Only Italia

LOIRI PORTO SAN PAOLO. C’è un sardo dietro l’interesse della Cina per l’isola. Ha il volto di Alberto Farci, avvocato nuorese, a capo dei progetti di pianificazione e sviluppo per Only Italia. Unico sardo del team è stato lui a proporre la Sardegna come potenziale terra in cui realizzare il progetto di investimento cinese. «Dopo aver visitato l’isola si sono convinti che fosse adeguata per realizzare il loro progetto – spiega Farci –. Ciò che il Fondo chiede è molto semplice. Sviluppare un investimento in base alle scelte politiche e amministrative dettate dai comuni, all’interno cioè del loro modello di sviluppo del territorio. L’idea è creare una città del lusso, aggiungerla a quella che è la Costa Smeralda, Porto Rotondo, Porto Cervo. Non ci sono ulteriori richieste. Solo che gli enti locali ci dicano se sono interessati oppure no per poi andare avanti. Se non c’è questa volontà non abbiamo motivo per ripetere un test già fatto in questa zona (Olbia ndr) e che non ha dato esiti. Se il nostro progetto non piace, basta che ci venga detto».

Primo step. Il primo step del progetto di investimento cinese segue la rotta delle navi da crociera. «In questo momento l’urgenza è far arrivare in Sardegna le navi da crociera che partono dalla Cina e fanno viaggi di due mesi – spiega Farci –. Al momento toccano la Tunisia, la Grecia. La richiesta è inserire una o più soste in Sardegna da tre giorni. In tal senso il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e l’Autorità portuale hanno già dato la loro disponibilità. L’ideale sarebbe inserire una tappa anche al nord, ad esempio a Golfo Aranci. Se il porto non è attrezzato il Fondo è pronto a investire in tal senso. Si tratta di navi che partono e si muovono nella nostra primavera e nel nostro autunno. Anche durante l’ estate, ma molto meno. A bordo si sono tra le 3500 alle 5 mila persone. Piccoli paesi galleggianti».

Secondo step: investimenti. Farci spiega poi l’interesse del Fondo per la riqualificazione in chiave turistico-alberghiera di edifici esistenti destinati a ospitare ospiti di lusso. Non nababbi. Una soluzione intelligente per evitare scontri tra il modello di sviluppo urbanistico italiano e nello specifico sardo. E quello in stile Dubai che tanto piace alla Cina. «Ho chiesto al presidente Pigliaru di avere una mappa del patrimonio immobiliare che la Regione ha a Cagliari e nel Sulcis – sottolinea l’avvocato Farci –. L’idea è realizzare una cosa tipo la Rhur, dove le miniere sono diventate un sistema museale alberghiero enorme. L’attenzione è stata poi concentrata sul nord Sardegna. Valutiamo anche ipotesi di strutture da realizzare ex novo, ma solo in operazioni di sviluppo che siano sinergiche al contesto pubblico».

Non solo navi. Non solo le navi per tagliare le distanze tra la Cina e la Sardegna. Anche voli diretti sull’aeroporto di Cagliari. «Il target del turista cinese per la Sardegna è medio alto – conclude Farci –. Basti pensare che in Cina ci sono 50milioni di persone con reddito medio alto. Oggi per arrivare in Italia con tratta diretta si paga un biglietto aereo da 2mila, 2mila 200 euro. Un volo con scali a Mosca e Dubai scende anche a mille. È importante creare le condizioni per farli arrivare. Bisogna pensare che è cambiato il
modo della Cina di vedere il mondo. Prima si vedevano turisti cinesi solo a Firenze o in Cina. Ora cercano esperienze di vacanza differenti. Sono interessati ai paesaggi, alla natura, alla qualità della vita, all’enogastronomia. Tutte condizioni che ci sono in Sardegna». (se.lu.)

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