Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Schiaffi all’adultero prete condannato

Un anno e quattro mesi al religioso che circolava armato

CAGLIARI. Una lunga attesa, mentre i tecnici della Rai installavano le telecamere di “Un giorno in pretura” nell’aula del tribunale. Alle 13.30 il giudice Sanna esce dalla camera di consiglio e con freddo distacco legge il verdetto: per don Massimiliano Pusceddu, per tutti don Max, ex parroco di Vallermosa, c’è la condanna a un anno e mezzo di reclusione con la condizionale. Per i giudice il prete con la pistola, 42 anni portati con spavalderia, celebre per le sue intemperanze e per la sua avversione nei confronti dei gay, è colpevole di lesioni personali, minacce aggravate e porto illegale di una Smith & Wesson calibro 38 special non denunciata. Conosciuto e temuto per la sua abilità di pugile, stavolta è don Max a barcollare: il pubblico ministero Enrico Denti aveva chiesto per lui la condanna a un mese e dieci giorni, arriva invece una botta da ko, un diretto che il muscoloso sacerdote, stretto in una tonaca che a stento contiene il suo fisico possente, incassa non senza difficoltà. E mentre le telecamere lo inquadrano impietose, il parroco sceriffo resta qualche secondo immobile, poi si gira, raggiunge l’uscita e percorre l’andito all’esterno con passo nervoso. Una, due tre volte, con l’avvocato difensore e qualche cronista che cercano di rincuorarlo: «Niente, non faccio dichiarazioni» sono le sue parole, seguite da un «non me l’aspettavo» che rende l’idea della sorpresa. Vittoria su tutta la linea per la parte civile, patrocinata da Francesco Marongiu.

Ci sarà un giudizio d’appello, ma per adesso don Max è un pregiudicato che potrebbe rischiare la tonaca. Gli altri imputati, comprimari di una vicenda dove il ruolo del protagonista è indiscusso, se la cavano senza danni: Efisio Giuseppe Spano, difeso da Franco Villa, è assolto dall’accusa di concorso nelle lesioni per remissione di querela, Valentino Setti è assolto dall’imputazione di violenza privata per la quale il pm aveva chiesto la condanna a venti giorni.

La storia, che a suo tempo ha fatto il giro d’Italia, è questa. È il 15 novembre del 2014, quando don Max, parroco a Vallermosa, riceve alcune confidenze da una donna del paese: problemi coniugali, il timore che il marito avesse una storia con un'altra. Il sacerdote non è tipo da passar sopra simili immoralità e non ci pensa due volte: raggiunge il presunto fedifrago Valentino Setti e dopo una sbrigativa ramanzina, dove il Vangelo c’entra poco o nulla, gli affibbia una sequenza di schiaffi che procurano al malcapitato una cervicalgia post traumatica. Per risultare più convincente don Max estrae dalla tonaca una pistola calibro 38 e la poggia sul tavolo con un movimento brusco e definitivo. I fatti sono questi, il seguito è scritto negli atti giudiziari che hanno condotto il parroco davanti al tribunale.