L’angelo custode del Frogheri da 50 anni con la Nuorese

Il 75enne Seddone cura da sempre il manto erboso dello stadio Quadrivio. Nei suoi ricordi gli anni delle sfide in Serie D e campioni come Virdis e Zola

NUORO. La seconda casa di Giuseppe Seddone non è quella al mare, luogo di svago e di vacanza. Il suo domicilio è il campo “Franco Frogheri”, antica sede della Nuorese calcio. Oggi sono 75 gli anni di età e da 50 Giuseppe trascorre le giornate nell’impianto di viale Repubblica, per curarne il prato erboso e sistemare qualsiasi cosa non sia a posto. Comprese queste settimane d’estate. Il campionato si è concluso a maggio, con la retrocessione dei verdazzurri in Eccellenza regionale. E tra quelli che hanno sofferto in tribuna nello spareggio-salvezza a Lanusei c’era anche l’anziano manutentore del “Frogheri”. Perché l’attaccamento alla squadra è la ragione stessa dell’impegno quotidiano al campo e la sua storia inizia tanti anni fa: «Il mio primo incarico è coinciso con la realizzazione del prato erboso, era l’estate del ‘68. Il nuovo manto era stato voluto dal sindaco Gonario Gianoglio, anche come premio per la riconquista della quarta serie. Io, che già lavoravo nel gruppo dei manutentori dei giardini, fui distaccato per curare il campo comunale». Ma tanta è stata la passione che quando nel 1997 è arrivata la pensione, Seddone non ha pensato nemmeno un attimo di andarsene dal “Frogheri”. O meglio, dopo un anno di assenza è ritornato a lavorarci gratis. Troppo forte il profumo dell’erba che aveva visto spuntare nell’estate di mezzo secolo fa, sul progetto dell’ingegnere Brogi, che con la sua impresa realizzava i prati della Serie A: «Il risultato fu straordinario. In due mesi e mezzo venne su un prato che pareva un biliardo. Tanto che gli stessi calciatori del Cagliari, con in testa Riva, dissero che era uno dei migliori d’Italia. Lo si utilizzava solo per le gare, della Nuorese e dell’Attilia, la seconda squadra cittadina. Gli allenamenti venivano svolti sui campi di monte Gurtei».

I primi a usufruirne furono proprio i verdazzurri, nel frattempo passati dalle mani del mister della promozione Romolo Marangoni in quelle di Guido Roncarati, che a Nuoro però non avrà la fortuna del predecessore. Nonostante un buon torneo di Serie D, vinto dal Latina, la formazione barbaricina retrocesse. Giuseppe Seddone ricorda tutti i visi verdazzurri e tantissimi gesti atletici: «C’era Porqueddu, i fratelli Loi, Graziano e Riccardo, Mingioni, Lai. La qualità era lievitata grazie alla presenza di Stellino, elemento difficile da marcare e in grado di garantire anche tante reti». Tra i dilettanti, le avversarie erano l’Ozierese, l’Oschirese, l’Ilvarsenal, il Tavolara, l’Arzachena, e la stessa Attilia, con la quale «gli scontri erano accesi da una giusta competizione cittadina», rimarca Seddone. Una volta in “D”, arrivò la pattuglia delle romane (Almas, Omi, Romulea, Tevere,) e quelle del resto del lazio come la Civitavecchiese, il Frosinone e la già menzionata Latina. Il clou furono però gli scontri con le isolane, a iniziare dalla Torres di Morosi e dall’Olbia di Selleri. Ricordi indelebili nella mente di Giuseppe Seddone: «Gare da tutto esaurito. Credo che l’entusiasmo del pubblico fosse uno dei segni più interessanti di quegli anni. C’erano i supporters locali e i tanti sportivi che arrivavano dalla provincia. Mai meno di 2mila presenze sulle gradinate». Nuoro offriva un calcio da professionisti, perché così aveva voluto il presidente Fulvio Bonaccorsi, imprenditore edile pisano. Lo confermarono i vari Canella, Caccia, Scappi arrivati durante quell’estate piena di cambiamenti, a infoltire una pattuglia sino ad allora fatta di locali, o quasi. I personaggi erano il mister Palleddu Degortes, già vincitore a Olbia, «focoso e bravo, con il quale ritornammo in “D” nel 1971». E poi il beniamino dei nuoresi, Chicco Piras, «uomo d’ordine senza eguali» per il quale Giuseppe Seddone vuole fare una considerazione ulteriore: «Credo che Nuoro si sia dimenticata di questo atleta, che ha regalato alla città il suo estro calcistico e molto affetto». Poi, quando la squadra mise le fondamenta per dieci anni in serie D, arrivò la punta Frieri, «gran bel giocatore, ma dal carattere scorbutico» e un altro attaccante, originario di Sindia: Pietro Paolo Virdis, scoperto dall’ex calciatore verdazzurro Genesio Sogus nella squadra dei Vigili urbani,di Cagliari, «che entrava spesso a partita iniziata, ma alla fine diventerà il goleador per eccellenza», tanto da finire al Cagliari agli albori di una carriera da urlo. Tra i ricordi c’è anche chi aveva tradito le attese dei tifosi, comprese quelle di Seddone. Per lui, il più bravo, ma anche il più irrequieto era il rosso Salvatore Mura di Monserrato. «Con un’altra testa avrebbe superato la carriera di Zola», il campione di Oliena che partì da Nuoro per arrivare a scrivere pagine indelebili del manule del calcio mondiale.

Allora come adesso il prato pettinato, che scende impercettibile dal centro verso i lati e che ha esaltato le gesta dei tanti che lo hanno calpestato ogni domenica. Neppure la pioggia scosciante lo ha mai cambiato: «Venivano fatti dei buchi e l’acqua scivolava via nelle canalette del drenaggio». Secondo Seddone, però, il tempo è ormai maturo per un intervento di manutenzione: «Dopo 15 anni va rifatto del tutto. Il
Comune deve avere un’attenzione maggiore per gli a impianti sportivi». In ogni caso la cura Seddone rallenta l’inevitabile usura del tappeto erboso, ammirato dal Cagliari dello scudetto. Perché la casa non si trascura mai, nemmeno quella chiusa dal recinto di un vecchio campo sportivo.

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