Sassari la più tartassata Solo Carbonia si “salva”

In Sardegna la pressione fiscale raggiunge il 66,5%, sopra la media italiana Artigiani e imprenditori sassaresi devono lavorare 8 mesi per pagare le tasse 

SASSARI. Artigiani e piccoli imprenditori a Sassari lavorano fino al 31 agosto per pagare le tasse. Nelle loro tasche restano i frutti maturati da quel giorno in poi, quattro mesi esatti, 120 giorni su 365. Va un po’ meglio per le province di Olbia, Cagliari e Nuoro dove il «tax free day» si registra entro il mese di luglio. L’unica provincia che non tartassa i suoi contribuenti è Carbonia–Iglesias, uno dei territori italiani con la tassazione più bassa.

La classifica è stilata dal rapporto annuale della Cna, la confederazione nazionale dell’artigianato, dal titolo “Comune che vai, fisco che trovi”, che registra la pressione fiscale su artigiani e piccole imprese. Lo scenario che se ne ricava è a tinte fosche per le realtà imprenditoriali sarde. Secondo la Cna in Sardegna la pressione fiscale complessiva nel 2018 sulle piccole imprese salirà ancora raggiungendo il 66,5% (+6,1% rispetto al 2011), ben 5 punti sopra la media nazionale stimata a 61,4 e quasi un punto in più rispetto al 2016.

Pmi di Sassari le più tartassate. Tocca a Sassari il primato del capoluogo che “tartassa” di più artigiani e piccole imprese con un tasso totale salito al 66,6% (+0,2% rispetto all'anno scorso). Fra Irap, Irpef con addizionali regionale e comunale, Imu, Tasi, Tari e contributi previdenziali versati alla cassa artigiani, al titolare di una piccola impresa resterà solo il 33,4% del reddito prodotto. Non solo. A Sassari un artigiano o un piccolo imprenditore devono lavorare otto mesi interi solo per pagare l’erario. Col risultato che resta in cassa – denuncia la Cna – una parte bassissima del reddito aziendale: su 50mila euro ne rimangono soltanto 16.754.

A Carbonia le tasse più basse. La Sardegna piazza altri due capoluoghi sopra la media nazionale – Olbia-Tempio col 63,8% e Cagliari col 62,6% – mentre Nuoro (60,7%) e Oristano (58,7%) sono al di sotto della media. Chiudono la classifica Iglesias – con una pressione fiscale del 56,9% – e Carbonia, una delle province con la tassazione più bassa di tutta Italia, appena il 55,8%. E questo grazie alle numerose agevolazioni fiscali ottenute negli ultimi anni proprio perché è una delle province più povere d’Europa.

Il calcolo della Cna è basato sul «Total Tax Rate», l’aliquota fiscale che totale che include imposte nazionali, regionali, provinciali e comunali, dall’Imu alla Tasi alla gestione dei rifiuti, dall’Irpef alle varie addizionali comunali. La Cna ha studiato 137 comuni italiani (tra cui tutti i capoluoghi di provincia e regione). Il caso studio è elaborato su una ditta individuale manifatturiera, con un laboratorio di 350 metri quadrati, un negozio di 175, cinque dipendenti, di cui 4 operai e un impiegato,
un fatturato di 430mila euro l’anno. Tolti tutti i costi (tra fornitori, utenze, personale e ammortamenti), il reddito d’impresa è di 50 mila euro l’anno, ma di questi all’imprenditore sassarese ne restano solo 16 mila 754, qualcosa in più a quelli delle altre province.



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