Malati psichici, i sussidi sono in ritardo

Chiesto l’intervento del difensore civico. Farmaci, protestano i pazienti reumatici

CAGLIARI. Da una parte ci sono le associazioni delle famiglie dei malati psichici che chiedono l’intervento del difensore civico, perché «i sussidi previsti da una legge regionale del 1997 da troppo tempo non sono pagati e tra l’altro la Regione avrebbe ordinato ai Comuni, che hanno pochi soldi in cassa, di pagare prima altre spese». Dall’altra, a scendere in campo, è l’Associazione dei malati reumatici, l’Asmar, che contesta «l’imposizione dell’assessorato alla sanità di prescrivere solo alcuni farmaci e non altri senza tener conto dell’obbligo di continuità nella terapia». Sono questi i due nuovi fronti nel sempre complicato mondo della sanità.

Sussidi in ritardo. In una lettera inviata al difensore civico, l’associazione «Altroconsumo», a nome delle famiglie dei malati psichici, ha scritto: «I Comuni non pagano più i sussidi, nonostante esista un Fondo regionale per le autosufficienze, ma la Regione ha imposto un’assurda priorità nei pagamenti, tagliando fuori i malati psichici». Secondo l’Associazione «gli inspiegabili ritardi continuano a provocare troppe emergenze in molte famiglie». Soprattutto perché i sussidi hanno questo scopo: facilitare l’inserimento di chi vive lo svantaggio della disabilità mentale, mentre «oggi il problema è nei fatti scaricato ancora una volta sui nuclei familiari che da soli non possono farcela». È per tutti questi che «chiediamo l’intervento immediato del difensore civico».

Farmaci obbligati. È più complesso il caso sollevato dall’Associazione dei malati reumatici. In un comunicato, scrive che «la direzione dell’assessorato alla sanità ha imposto ai medici di prescrivere solo i cosiddetti farmaci biosimilari e non quelli biologici finora previsti dai protocolli terapeutici». Ed è una decisione respinta con forza dall’Asmar: «Non siamo contrari all’utilizzo di medicinali equivalenti ma solo per i pazienti non ancora sottoposti ad altre terapie. Mentre siamo contrari alla sostituzione dei farmaci che utilizziamo da anni e soprattutto danno buoni risultati».

Tra l’altro, aggiunge l’Associazione, «la scelta dell’assessorato mira solo a un risparmio economico, ma quando
c’è di mezzo la salute questi conti sono inaccettabili». La conclusione dell’Asmar è perentoria: «Siamo pronti a chiedere l’intervento della magistratura contro ogni tentativo di limitare l’autonomia dei medici e soprattutto il nostro diritto costituzionale alla continuità terapeutica».

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