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Droga e traffico di armi: inflitte diciotto condanne

Vent’anni all’orgolese “Caddina” Mereu, considerato il capo della banda Tra i piani criminali anche il sequestro delle salme di Ferrari e Pavarotti 

CAGLIARI. Aspiranti sequestratori, ma di salme: quella del mitico Enzo Ferrari, fondatore del Cavallino Rampante, probabilmente anche quella del grande tenore Luciano Pavarotti. Il progetto era di fare soldi in qualsiasi modo: droga, traffico di potenti armi da guerra come i famosi Ak 47 Kalashnikov, piani per assaltare portavalori e caveau di compagnie di vigilanza. Dopo gli otto patteggiamenti e l’avvio del giudizio ordinario per 15 imputati davanti al tribunale di Nuoro, è arrivata la condanna per diciotto componenti la banda di Gianni Mereu “Caddina”. Lui, 48 anni, il capo indiscusso dell’associazione a delinquere difeso da Beatrice Goddi e Patrizio Rovelli, dovrà scontare vent’anni di carcere. L'accusa contestata all'orgolese è di aver promosso, costituito, finanziato, organizzato e diretto un'associazione per delinquere con base a Orgosolo per il traffico di cocaina, eroina, armi da sparo comuni e da guerra in collegamento coi trafficanti calabresi capeggiati da Franco Riillo. Una banda allargata a mezza Italia, che riforniva di droga anche la Sardegna. Per gli altri imputati - che hanno livelli di responsabilità molto diversi all’interno dell’organizzazione criminale - il gup Michele Contini ha in gran parte accolto le richieste del pm Gilberto Ganassi infliggendo però pene anche lontane da quelle sollecitate lo scorso 18 giugno a conclusione della requisitoria, pene che vanno da un anno e mezzo a dieci anni e due mesi, tutte scontate di un terzo grazie al rito alternativo. Per alcuni imputati è arrivata l’assoluzione da uno dei capi d’accusa, per altri si è scoperto che erano stati già giudicati per gli stessi episodi contestati in questo procedimento della Dda. Per quattro di loro il giudice ha applicato la continuazione con reati perseguiti in altri procedimenti, quindi la pena prevede solo un aumento rispetto a quella già inflitta a suo tempo: i sardi sono Salvatore Devias, difeso da Carmelino Fenudi, cui il giudice ha aggiunto 10 mesi rispetto alla prima condanna a 8 anni e Luciano Canu, pochi mesi in più rispetto al giudizio precedente. Il magistrato ha letto il dispositivo alle 13.30 davanti a una platea di avvocati: 8 anni per Pasquale Musina (40) e 9 anni e 8 mesi per Giovanni Antonio Musina (44), 7 anni e 10 mesi per Antonio Mereu "Antoni mannu" (27) e 3 anni e 6 mesi per Antonello Mereu "Antoni minore" (27) tutti di Orgosolo, 8 anni per Giovanni Succu (50) di Nuoro, 9 anni e 8 mesi per Vincenzo Sini (50), 8 anni e 6 mesi per Salvatore Devias (50) di Orgosolo, 2 anni e 10 mesi per Luciano Canu (75) di Burgos, 7 anni e 8 mesi per Francesco Riillo (46) di Viadana (Mn), 2 anni e 8 mesi per l'albanese Gentijan Jimmy Tusha (32), 4 anni e 8 mesi per Antonino Modafferi (38) di Parma, 5 anni e 2 mesi per Giuseppe Mattei (56) di Cadoneghe (Pd), 10 anni e 2 mesi per Renato Bazzan (59) e 6 anni e 8 mesi per Willy Bazzan (29) di Conselve (Pd), un anno e 8 mesi per Antonio Giordano (52), un anno e 4 mesi per Rosario Giordano (28) e un anno e 6 mesi per Ruggero Pietro Giordano (25) di Gattatico (Re). La sospensione condizionale della pena riguarda i tre fratelli Giordano, mentre i due Bazzan, Gianni Mereu, Pasquale Musina, Antonio e Antonello Mereu, Succu, Riillo, Mattei e Modafferi dovranno pagare le spese di giudizio e quelle per il mantenimento in carcere, oltre a multe riferite a reati minori.

Gli imputati sardi sono stati difesi anche dagli avvocati Duilio Balocco, Michele Mannironi, Giuseppe Luigi Cucca, Antonio Tuccari, Alessandra Maria Del Rio, Riccardo Floris, Angelo Magliocchetti, Andrea Buesca e Stefano Marcialis. L'esistenza della banda Mereu divenne pubblica all'alba del 28 marzo 2017, quando i carabinieri del Comando Provinciale di Nuoro portarono a termine una vasta operazione di polizia in diversi centri della Sardegna, dell'Emilia Romagna, della Lombardia, del Veneto e della Toscana. Vennero eseguite 34 ordinanze di custodia cautelare. Le indagini successive agli arresti allargarono il campo delle accuse e il numero degli indagati: ai vari giudizi ne sono arrivati 41. All’origine del filone d’indagine sulla banda Mereu c’è l’arresto di Graziano Mesina, l'ergastolano di Orgosolo che aveva ottenuto la grazia nel 2004 e che è tornato in carcere nel 2013, a 71 anni per poi incassare la condanna a trent’anni di reclusione in primo e secondo grado. Dalle intercettazioni raccolte in quell’inchiesta la Dda ha aperto diversi fronti d’indagine orientate soprattutto su traffici di droga e armi.