«Io coordinatore? Direi sì a Berlusconi»

Il deputato di Forza Italia: la sfida è riportare il partito al 20%

SASSARI. Se la chiamata arriverà lui sarà pronto a dire sì. Molti ci sperano, perché pensano che sia la figura giusta per rilanciare il partito che da mesi viaggia con le ruote sgonfie. Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, è in corsa per diventare coordinatore dopo le dimissioni di Ugo Cappellacci. Obiettivo: recuperare la fiducia che si è persa per strada e riportare il partito in Sardegna sopra il 20 per cento. Con l’occhio puntato alle Regionali del 2019 da affrontare «insieme a tutte le forze politiche libere e identitarie che si oppongono alle derive qualunquiste». Un messaggio chiaro al Movimento 5 stelle.

Onorevole Pittalis, Cappellacci si è dimesso dal ruolo di coordinatore. Le dispiace? Dia un giudizio sul suo operato.

«Rispetto la scelta di Ugo che da coordinatore regionale ha profuso molte energie per tenere unito il partito e credo che, in mezzo a mille difficoltà, ci sia riuscito. Per questo dobbiamo ringraziarlo. Sono certo che, anche da semplice soldato come ama definirsi, continuerà a dare il suo prezioso contributo».

Da più parti si fa il suo nome come nuovo coordinatore. Le piacerebbe ricoprire questo incarico?

«La scelta spetta al presidente Berlusconi e su chiunque ricadrà io sarò in prima linea per sostenere il lavoro del nuovo coordinatore regionale. Se poi Berlusconi dovesse chiamarmi a questa responsabilità risponderò sì, con l’entusiasmo di sempre, consapevole che è una responsabilità immensa e un severissimo e durissimo servizio».

Cappellacci dice che Forza Italia ha bisogno di rinnovarsi. Ma il rinnovamento secondo lei lo fanno le persone o le idee?

«Forza Italia non deve inventarsi nulla di nuovo sul piano delle idee e dei valori che sono sempre quelli, vivi e attuali, che affondano le radici nella dottrina cristiana, nella cultura liberale e nella autentica tradizione del popolarismo europeo. È ovvio che le idee camminano sulle gambe delle persone, ed è per questo che c’è bisogno di persone serie, responsabili e preparate, perché quelle gambe sono la testimonianza di quelle idee e di quei valori verso l’elettorato».

Perché Forza Italia ha perso una larga fetta del consenso popolare?

«A dire il vero è la politica e l’intero sistema dei partiti in crisi per la incapacità di interpretare la realtà e dare adeguate risposte ai bisogni dei cittadini. Ne è testimonianza il tracollo del Pd, in Sardegna come nel resto dell’Italia, quale conseguenza di un evidente distacco della sua classe dirigente dalla gente, e la inesorabile perdita di consensi del Movimento 5 Stelle che sconta la mancata realizzazione delle promesse fatte in campagna elettorale, ad iniziare dal reddito di cittadinanza oramai scomparso dall’agenda politica. Forza Italia, che è sempre stato un partito di massa, deve cogliere l’opportunità di questo momento per rappresentare, come invita a fare il presidente Berlusconi, “l’Italia del buon senso e della buona volontà, l’Italia moderata, laboriosa onesta che costituisce la vera maggioranza degli italiani e si oppone al dilagare del pauperismo, del giustizialismo e della demagogia”. Per centrare l’obiettivo s’impone per tutti noi un bagno di umiltà, occorre tornare alle origini della rappresentanza: uomini e donne radicati nel territorio, che ne conoscono le esigenze, che se ne fanno portatori con intelligenza e trasparenza».

Forza Italia piace ancora ai giovani?

«I giovani, fortunatamente, oggi più che mai, osservano e valutano la politica senza ideologie precostituite. Forza Italia piace ai giovani nella misura in cui è capace di offrire valori di riferimento a cui ancorare le sfide del futuro e le speranze che per un giovane sono tutto. Ritengo che si debba investire ancora di più sui giovani, in quanto capaci di vivere quelle grandi passioni politiche che costituiscono il motore di un partito come di tutta la società: i giovani devono rappresentare sì il futuro ma anche il presente».

Come è lo stato di salute di Forza Italia in Sardegna?

«Il dato delle elezioni politiche del 4 marzo scorso conferma la vitalità di Forza Italia in Sardegna con il suo 15% di consensi, sopra la media nazionale del partito e avendo addirittura eguagliato forze storicamente radicate come il Pd. Lo stesso dato rivela poi che Forza Italia conserva il ruolo di perno dell’intera coalizione di centro destra. Il nostro obiettivo è comunque riportare Forza Italia in Sardegna sopra la soglia del 20%».

E a livello nazionale?

«Valgono un po’ le stesse considerazioni. Non senza rimarcare che Forza Italia è stata gravemente penalizzata, sin dal 2013, dal barbaro esilio del nostro Leader Silvio Berlusconi a causa della sua vergognosa e antidemocratica estromissione dai ruoli istituzionali ed elettivi ».

Come si prepara il partito alle Regionali del 2019?

«Un dato è certo: il governo del presidente Pigliaru ha fallito. Le forze di opposizione hanno saputo dimostrare grande compattezza, affidabilità e attenzione nel proporre soluzioni – disattese dalla maggioranza di centro sinistra- rispetto ai gravissimi e irrisolti problemi della dilagante disoccupazione, dell’aumento delle povertà, dei sistemi produttivi al collasso, del sistema dei trasporti allo sbando, di una sanità inefficiente e di un mondo agricolo e pastorale lasciato a sé stesso. Occorre partire da questo bagaglio di esperienze, coinvolgendo tutte le parti sociali, economiche produttive e culturali della nostra terra per proporre un progetto nuovo, autenticamente sardo e identitario che metta al primo posto solo ed unicamente l’interesse della Sardegna e dei sardi».

Quali saranno gli alleati di Forza Italia alle Regionali? Ci sarà anche la Lega?

«La Lega è uno dei soci fondatori del centrodestra in Italia. Alle ultime elezioni politiche con gli amici della Lega abbiamo sostenuto un programma comune anche in Sardegna. Non ho motivo di pensare a scenari diversi. Fino alle ultime elezioni regionali lo schema delle forze politiche in campo è stato sostanzialmente quello dell’alternanza centrodestra- centrosinistra. Di fronte al mutato scenario competitivo è necessario chiamare a raccolta tutte quelle forze libere, sarde ed identitarie, che si oppongono a derive qualunquiste e che possono contribuire con noi, e noi con loro, a scrivere una nuova pagina dell’Autonomismo sardo.

Per battere il M5s servono coalizioni allargate?

«Il M5s non sta dando grandi prove di buon governo sia a livello nazionale che nelle amministrazioni locali. Il disastro di Roma è sotto gli occhi del mondo intero. Ciò non di meno ritengo che non si debba fare affidamento sulle debolezze altrui ma pensare a costruire una valida alternativa».

Come valuta l’alleanza Lega-Psd’Az? Pensa sia destinata a durare in vista delle Regionali?

«Penso che la Lega abbia avuto la lungimiranza che a noi è mancata nel trovare un’alleanza diretta con gli amici sardisti in occasione delle recenti elezioni politiche. Ma non dimentichiamo che il Partito Sardo d’Azione è alleato del centrodestra e di Forza Italia da oltre 10 anni e, dunque, ben prima della Lega, avendo condiviso comuni battaglie in ruoli di governo e di opposizione. Per il resto è una valutazione dei partiti interessati presentarsi singolarmente o con liste comuni».

Da deputato all’opposizione, che cosa pensa dell’asse di governo M5s-Lega? Anche in questo caso, crede sia una intesa duratura oppure no?

«Come ha ben detto il presidente Antonio Tajani “quello tra Lega e M5S è un matrimonio contro natura”. A medio termine questa intesa, di mera convenienza, è destinata a naufragare. Ne sono un anticipo i noti contrasti tra Lega e M5S sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legittima difesa e della flat tax, solo per citare alcuni esempi. Temi sui quali Forza Italia darà battaglia in Parlamento».

Per fare il bene della Sardegna è meglio essere deputato o governatore?

«Sono due ruoli completamente diversi, ma entrambi fondamentali. Ciò che storicamente è mancato è il lavoro di squadra, la sinergia tra i livelli istituzionali regionale e nazionale. Penso che su questo fronte dobbiamo superare le logiche di appartenenza e pensare al bene comune dei sardi».

Forza Italia come sceglierà il candidato alla presidenza della Regione?

«Con il dialogo e il confronto fra tutte le forze politiche che decideranno di dare vita ad un fronte comune per un progetto di rinascita della nostra Sardegna. Non è in discussione l’età anagrafica ma l’indispensabile competenza ed esperienza: di fronte ai drammatici problemi che attanagliano la Sardegna non ci possiamo affidare ad improvvisati e sprovveduti».

Indichi tre priorità per la Sardegna.

«Lavoro e contrasto alla povertà; trasporti e sanità. Le tre grandi incompiute della sinistra».

Un voto all’amministrazione Pigliaru.

«Mi creda, senza alcun condizionamento derivante dal mio ruolo di oppositore alla giunta del presidente Pigliaru, il giudizio non può che essere insufficiente. Ho solo davanti a me un elenco interminabile di incompiute o di cose fatte…male. Una cosa hanno saputo fare bene: occupare le poltrone del potere».

Assessori regionali, chi promuove e chi boccia e perché.

«Di quelli in carica nessuno mi pare che lasci il segno. Naturalmente il mio è un giudizio squisitamente politico. Ho apprezzato invece nel passato il lavoro svolto
dall’assessore del Personale professor Demuro che ha dimostrato competenza e senso istituzionale. Inoltre, dopo l’uscita dell’assessore Paolo Maninchedda, la Giunta ha perso l’unica riferibilità politica che consentiva un minimo di collegamento con la realtà». (si. sa.)



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