Dal pecorino all’olio cresce l’operazione Bond

Prende quota lo strumento finanziario ideato dalla Sfirs per aiutare il comparto Paci: l’obiettivo è estenderlo anche ad altri settori oltre al lattiero-caseario

CAGLIARI. Il mio nome è Bond. Pecorino bond. Ora c'è lui. Ma domani potrebbero esserci il vino bond, il grano bond o l’olio bond. Tutti con licenza di dare solidità e sicurezza a prodotti della terra e dell’allevamento che hanno bisogno di sostegno. Per uscire bene o per non scomparire magari dopo un’annata con molta pioggia o senza acqua. O quando il mercato e i suoi alti e bassi penalizzano con un prezzo “ingiusto” una buona produzione. Tutto nasce proprio nel periodo di massima criticità del settore lattiero caseario. Alla base c’è uno studio della Sfirs, la finanziaria della Regione, che già per queste situazioni si stava indirizzando verso qualche strada alternativa al classico ricorso alle banche. Ci si è messa in mezzo anche una coincidenza. E cioè la possibilità di partecipare a un incontro all’ università di scienze gastronomiche di Pollenzo promosso da Slow food. Era il 2016. E lì, davanti a una platea di imprenditori nazionali e internazionali riuniti per la presentazione della ricerca, “The Food Industry Monitor”, è stato presentato il Pecorino bond. Un discorso che non è rimasto solo sulla carta. Due anni dopo è arrivata la cartolarizzazione. Con la prima emissione. «Stiamo intervenendo – spiega l’assessore alla programmazione e vicepresidente della Regione, Raffaele Paci – in un settore fondamentale, con strumenti finanziari che servono a stabilizzare il comparto insieme ad altri come, per esempio, il pegno rotativo. Tutto questo in un settore estremamente importante per la nostra economia». Un’operazione – aveva detto Paci in occasione dell’esordio – nata per favorire l’accesso al credito delle imprese sul versante dei mercati finanziari in forme innovative e diversificate e per combattere il credit crunch, la cosiddetta stretta del credito. Come nasce l'idea? Tutto – spiega la Sfirs – è stato costruito in una settimana. Invece di pensare solo al sistema bancario si è pensato a un sistema che coinvolgesse gli imprenditori. Ma la Sfirs ha elaborato l’idea di una miccia, una quota di risorse pubbliche. Nel 2016 era stato costituito in Emilia Romagna il Parmisan bond dal caseificio Quattro Madonne. Ma tutto con capitale privato. In Sardegna è un'altra storia: la Regione mette il 20 per cento per attrarre risorse. Ma per fare questo era necessario un progetto di cartolarizzazione del formaggio. Con un titolo sul quale si innestano gli investimenti dei privati. Incastri giusti e veloci. Poi è partita l’analisi delle aziende. E la ricerca dell’operatore più indicato. Il risultato? Cao, cooperatori allevatori di Oristano, azienda con un prodotto da tavola presente in tutto il territorio nazionale. C’è il coinvolgimento di un consorzio Fidi vigilato. Con un’operazione super garantita. La possibilità di allargarsi è nella delibera alla base dello stanziamento da tre milioni di euro: 350mila euro sono già nella prima emissione della scorsa settimana. La Regione non può andare oltre il 20 per cento. E il suo tasso di interesse non può superare quello di un normale investitore privato. Regole ferree anche perché l'Europa è lì che vigila. Vino bond? Qualcosa si muove. Ma un settore interessante potrebbe essere anche quello della carne. Si vedrà. Senza dimenticare che anche altri bond potrebbero essere creati per il settore lattiero caseario. «Concettualmente non è da escludere un allargamento ad altri settori oltre il lattiero caseario – spiega Paci – d’altra parte si interviene laddove c’è bisogno di dare strumenti finanziari alternativi o complementari a quello bancario. E dove ci siano prodotti in cui ci sia bisogno di mantenimento del valore». Prima emissione nei giorni scorsi: «Ci sono diverse altre imprese con le quali stiamo lavorando e che hanno le caratteristiche giuste – garantisce Paci – contiamo nei prossimi mesi di fare uscire altre emissioni». È la linea che la Giunta sta seguendo per centrare l’obiettivo di rilanciare l'agroalimentare: usare anche innovazione e solida creatività per attrarre investitori, consumatori, operatori economico-istituzionali e competenze attraverso la valorizzazione degli asset, il potenziamento delle produzioni locali, l’applicazione delle nuove tecnologie e di una nuova strategia finanziaria. Per il momento ci sono a fondo tre milioni. Ma se i bond dovessero, come sembra, avere successo, la Regione è pronta a mettere sul piatto altri fondi. Un discorso finanziario che parte
dalla realtà. E da concetti come qualità della vita e longevità. Legati non solo all’ambiente ma anche al buon cibo. E quindi ai prodotti della terra. Che si difendono non solo con i buoni agricoltori ma anche con la buona finanza. Una recinzione forte e robusta recinzione chiamata bond.

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