«Per guidare Fi servono concretezza e collegialità»

Il consigliere regionale di Forza Italia e la sfida aperta per il nuovo coordinatore «Cappellacci? Si è dimesso per il bene del partito, ora spazio alla meritocrazia»  

SASSARI. C’è anche lei, nella rosa dei papabili: Alessandra Zedda potrebbe essere chiamata a sostituire il dimissionario Ugo Cappellacci nel ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia. Lei – anche se implicitamente – fa capire che non si tirerebbe indietro. Consigliere regionale all’opposizione dal 2014, assessore nella precedente giunta di centrodestra guidata proprio da Cappellacci, la Zedda guarda al prossimo appuntamento delle Regionali. In vista del quale per recuperare terreno occorre innanzitutto «parlare con gli elettori che abbiamo perso per strada» con l’obiettivo di recuperare la loro fiducia. Magari contando sull’apporto di più donne: «Siamo poche, troppo poche, a fare politica».

Ugo Cappellacci si è dimesso da coordinatore regionale. Le dispiace?

«Credo abbia assunto la decisione per il bene di Forza Italia. Per salvare la nave oltre le scialuppe e i salvagenti individuali occorre che il comandante sappia indirizzare il fuoco nelle giusta direzione e per tempo».

In occasione delle elezioni politiche di marzo, lei aveva manifestato perplessità sulla scelta delle candidature da parte dell'ex coordinatore. Ribadisce le critiche?

«I fatti dicono che dove abbiamo proposto candidature con il consenso della gente – per esempio Fasolino in Gallura – si è quasi vinto contro lo strapotere dei 5 stelle. E se lo schema si fosse seguito in tutti i collegi e sul proporzionale il risultato ci avrebbe premiato».

Cappellacci dice che Forza Italia ha bisogno di rinnovarsi. Ma che cosa significa rinnovamento?

«Rinnovamento significa rilanciare i requisiti che oggi sono il sale del consenso: meritocrazia, motivazione, speranza, decisioni rapide che scacciano il malessere e ti fanno vedere che dal tunnel si può uscire, più forti di prima. Concretezza e fatti».

Le piacerebbe diventare coordinatore regionale del partito? Se dovesse scegliere lei su chi punterebbe?

«Occorre puntare su una leadership collegiale, coniugando meritocrazia maturata nel partito con apertura alle seconde linee».

Perché ci sono così poche donne in Forza Italia?

«Purtroppo le donne sono poche in tutti i partiti. In Sardegna le donne amministratrici fanno fatica e io sono un esempio di dura gavetta, però spero che dalle prossime elezioni regionali Forza Italia abbia una corposa rappresentanza in consiglio regionale. La sfida è partita».

A proposito delle Regionali del 2019, come sceglierà Forza Italia il suo candidato governatore?

«Spero sia frutto di un’attenta concertazione con gli alleati tenendo conto delle qualità e della capacità di convincere gli elettori e soprattutto di governare la nostra Autonoma e Speciale Regione» .

Quali saranno gli alleati di Forza Italia? Lega e Psd'Az faranno parte della coalizione di centrodestra?

«Dall’allenza Lega-Forza Italia non si può prescindere, così come da quella con il Psd’Az che è un alleato molto forte in Sardegna. Credo soprattutto che dall’ossatura storica del centrodestra si debba partire per cercare intese con altre forze, con le liste civiche e con l’ampio movimento identitario».

Il principale avversario è il M5s? Come batterlo?

«Più che di avversari parliamo di recuperare chi non vota e i nostri elettori che ci hanno abbandonato. I 5 stelle sono un avversario da rispettare ma credo che a febbraio i numeri del consenso saranno diversi».

Dia un voto ai 5 anni di centrosinistra targati Pigliaru.

«Un bel 4 sulla forma, un bel “non pervenuto” sulla sostanza».

Ora dia un voto alla giunta: tra gli assessori chi boccia e chi promuove?

«Più che un voto, visto che quello lo daranno gli elettori in occasione delle prossime elezioni di febbraio, voglio dare un giudizio. Lo dico in termini scolastici visto che la maggior parte degli assessori sono docenti: hanno frequentato assiduamente ma hanno sbagliato corso di studi».

Invece l’opposizione di cui lei fa parte che giudizio merita?

«È stata tosta, concreta e direi costruttiva, anche perché in tutti i modi
abbiamo cercato di fare evitare alla maggioranza di centrosinistra gli errori gravi che ci hanno reso ridicoli di fronte al governo e non solo. Mi riferisco all’accordo sulle entrate, al bilancio illegittimo, al riordino della rete ospedaliera e alla continuità territoriale».



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