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La Regione: oltre al mare c’è un’isola da vendere

L’assessora Argiolas: ci vogliono altre immagini, altre suggestioni, altri spot Il pericolo maggiore è il ritorno prepotente dei mercati del Nord Africa

CAGLIARI. I turisti? Bisogna andarseli a cercare. Con intelligenza e strategie sempre più raffinate. E con esperienza. O meglio vendendo anche "esperienze". Ma senza stravolgere nulla: il punto di partenza deve restare il mare. Perché tutte le ricerche e gli studi di marketing confermano che la associazione di idee è quella: Sardegna uguale mare. Però si può fare qualcosa in più: allungare (metaforicamente) la spiaggia sino a Barumini, alla Giara di Gesturi o a Mamoiada. Riassumendo: bisogna sempre – per usare le parole del piano strategico partecipato per lo sviluppo e la promozione turistica della Sardegna 2018-2021 approvato ieri a Cagliari – comunicare che la Sardegna è mare. Ma "un mare con molto di più". E in quel di più si può mettere di tutto: identità, terra della longevità e dei centenari, paesaggi, verde, archeologia, cultura, panade e cannonau. E, appunto, esperienze, sensazioni, storie. L'idea, per usare i concetti del consulente spagnolo Joseph Ejarque che alla Manifattura Tabacchi ha illustrato decine di slide del piano, è creare e vendere una idea di Sardegna che parta dalle caratteristiche dell’isola ma che si modelli anche sulle esigenze dei mercati di chi acquista. Anche il mare non è necessariamente solo il mare tout court: è il mare per le famiglie che va proposto in un certo modo. È il mare per chi poi ha bisogno anche di locali per tirare tardi. E lì serve un'altra strategia. Ma è anche il mare avventura con le calette raggiungibili magari solo dalle montagne. E lì ci vogliono altre immagini, altre suggestioni, altri spot. Tante idee di Sardegna turistica. Ma bisogna fare presto e bene. Perché- come ha anche sottolineato l’assessore del turismo Barbara Argiolas e come ormai ripetono a più non posso associazioni e operatori del settore- il nord Africa è tornato. Perché il terrorismo fa meno paura di prima e le coste della Tunisia o dell'Egitto stanno riprendendo quota. «La strategia – spiega Ejarque – non è più quella di attendere i turisti, dobbiamo dar vita a un'operazione di marketing molto più aggressivo ed efficace, non possiamo più essere solo un'isola 'mentale', non è il cliente che si adegua a noi, ma è il contrario. Sarà fondamentale rivendere il territorio a partire dall'esperienza che è in grado di offrire, per fortuna in Sardegna le esperienze che si possono fare sono tante». Chi sceglie la vacanza in Sardegna non compra il territorio, ma l'esperienza da vivere e da raccontare. E le parole sono importanti: bisogna utilizzare quelle che i turisti vogliono ascoltare. Spiagge e mare, certo. Ma devono essere lo scenario per fare anche altro: cicloturismo, escursionismo, turismo culturale e archeologico, nautica, enogastronomia e ittiturismo, arrampicata, windsurf, wedding, golf e altro ancora. La Destination management organization (Dmo) deve pensare a questo: «Essere efficiente, efficace, capace di influenzare il turista, dare visibilità all'offerta della destinazione, facilitare le informazioni turistiche», argomenta Ejarque. In generale la strategia del prodotto-destinazione dovrà rispondere all'esigenza di creare itinerari turistici-tematici: dai vini al pane, dai giardini storici ai borghi (anche marinari), dai fari alle mete archeologiche, dai Fenici alle fortificazioni, e ancora dai paesi 'dipinti' con i murales alle miniere. La mission? «Posizionare e consolidare la Sardegna come destinazione turistica di riferimento in Italia e nel Mediterraneo- spiega il documento- migliorando la sua attrattività e competitività, al fine di attrarre flussi turistici in modo sostenibile, facilitando la crescita del settore in maniera tale che possa diventare generatore di sviluppo economico e fonte di creazione di posti lavoro per l’intero territorio dell’isola». Ma c'è anche una vision: «La Sardegna deve diventare una destinazione turistica più attrattiva e competitiva, in grado di attrarre flussi turistici, soprattutto internazionali, grazie alla sua personalità e peculiarità. Deve essere una destinazione fondata sulla gestione pubblica, con la cooperazione e coinvolgimento di diverse istituzioni, in modo da cerare le condizioni per stimolare l’ecosistema turistico, apportando benefici al territorio e ai viaggiatori».