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Dagli scavi riemerge una strada romana

Il ritrovamento è opera di un gruppo di studenti universitari

SILIGO. Non smette di regalare sorprese, e attese conferme, la piccola area di Mesumundu, ai piedi del Monte Sant’Antonio nel cuore del Meilogu, che da anni ospita la scuola estiva di archeologia medievale, organizzata dal dipartimento di Storia dell’università di Sassari e dal Comune di Siligo.

Dopo quattro settimane di scavi una ventina di studenti di archeologia dell’ateneo turritano e delle università di Barcellona, Granada, Madrid e Valencia, diretti da Marco Milanese, hanno portato alla luce, sotto una spessa coltre di terreno agricolo, un tratto di strada romana lungo oltre 16 metri. «Il lastricato stradale portato in luce è uno dei rari segmenti di strada romana della Sardegna, datato con certezza all’età romana imperiale, grazie allo scavo archeologico: potrebbe trattarsi di una deviazione, una sorta di svincolo, in direzione di Ardara, che si staccava dall’asse principale della viabilità romana della Sardegna, da Cagliari verso Porto Torres, la colonia di Turris Libisonis», afferma l’ordinario di Archeologia dell’università di Sassari.

Mesumundu, identificabile per la piccola chiesetta in laterizi di epoca bizantina, è un sito oggetto di scavi archeologici dall’Ottocento. Si conoscono almeno sei interventi di scavo, oltre ad un numero imprecisato di scavi clandestini o comunque non autorizzati. Nonostante i precedenti interventi, il sito è paradossalmente poco conosciuto, ai piedi del Monte Sant’Antonio, non distante da Monte Santo, che spicca nel paesaggio del Meilogu e ne rappresenta l’elemento paesaggistico più riconoscibile. Mesumundu è un sito strategico, un central place per la storia del Meilogu, ma è anche un luogo in cui leggere modi e tempi del passaggio dal mondo romano a quello medievale e costruire un caso di studio che possa essere utilizzato per capire questa transizione in Sardegna e nel bacino del Mediterraneo.

La strada è stata portata alla luce nelle aree adiacenti la piccola chiesa bizantina, il luogo del ritrovamento coincide con il tracciato della strada Carlo Felice e dell’attuale 131 e rappresenta una certificazione della viabilità romana, ad oggi solo oggetto di ipotesi.

Sulla carreggiata, una moneta del 350 d.C. circa, probabilmente dell’Imperatore Costanzo II, venne persa da un viaggiatore nel IV secolo o anche successivamente e testimonia l’utilizzo della strada in età tardo-romana, che fu percorsa ancora per numerosi secoli e forse addirittura nel pieno Medioevo.

Il ritrovamento permette di osservare nel dettaglio le modalità costruttive: la strada era larga circa 4 metri e consentiva dunque il passaggio dei carri, in origine era pavimentata con pietre dalla superficie piatta, assicurate su un sottofondo compatto di macerie pressate, utili per permettere il drenaggio dalle acque e mantenere asciutta la carreggiata. Molte pietre del lastricato sono state asportate per successivi riutilizzi e pertanto la strada ha assunto un aspetto di pista.

Questo può essere avvenuto a partire dal V secolo d.C.; infatti si sa che fino al III e al IV secolo d.C. la viabilità romana della Sardegna fu oggetto di continui restauri e opere di manutenzione, mentre in seguito queste non furono più garantite, a causa del collasso del sistema imperiale.

La strada ritrovata a Mesumundu fotografa pertanto proprio questa crisi e la resilienza, ovvero la capacità di continuare a utilizzare la strada, nonostante l’esaurimento di ogni possibilità di manutenzione.

Lo scavo, sotto la sorveglianza della soprintendenza archeologia, per le Province di Sassari e Nuoro, è diretto da Marco Milanese e coordinato da Maria Cherchi e Alessandra Deiana, archeologhe dell’università di Sassari, coadiuvate da Giancarlo Deruda, Nicola Scanu, Claudia Nieddu, Angela Murtas, Alberto Vitolo e Maria Luisa Bacciu.