Tragica battuta di pesca muore un sub 30enne

L’uomo è scomparso sotto gli occhi del padre. Inutili i soccorsi degli amici 

TRINITÀ. Le sue vacanze a Costa Paradiso erano cominciate solo da qualche giorno. Giovanni Deligia, 30 anni, nato a Samugheo ma residente a Sassari dove lavorava come medico specializzato in Dermatologia, aveva lavorato fino a venerdì. Poi il trasferimento nella casa delle vacanze per trascorrere qualche giorno di relax con la famiglia, nel borgo a mare di Trinità d’Agultu. Ieri mattina la decisione di uscire per una battuta di pesca in apnea. Il trentenne si è tuffato ma non è più risalito a galla. È stato il padre, medico anche lui ma nel comune di Samugheo, a dare l’allarme. Il figlio è sparito sotto i suoi occhi. Molto probabilmente un malore ha stroncato la giovane vita di Giovanni Deligia.

Verso le 12 Giovanni e il padre si dirigono insieme verso il porticciolo di Costa Paradiso. Il mare è senza una increspatura, le condizioni ideali per immergersi. Il giovane medico ha la passione per la pesca subacquea in apnea. Indossa la muta, la cintura con i pesi e l’attrezzatura. Il babbo resta a terra e lo controlla dalla riva. Giovanni è un subacqueo esperto. Si immerge più volte, resta qualche minuto sott’acqua, poi riemerge. Gonfia di aria i polmoni e scompare di nuovo nel blu. Gli apneisti si muovono veloci sui fondali, sanno amministrare con cura l’ossigeno, anche per alcuni minuti. Per un paio di immersioni va tutto liscio. Poi il padre di Giovanni comincia a guardare l’orologio. I minuti passano e del figlio non c’è più traccia. Comincia a preoccuparsi, scruta lo specchio di mare davanti a sé alla ricerca di un’increspatura dell’acqua che gli faccia capire il punto in cui si trova il figlio. Non vede nulla e dà l’allarme. Nel frattempo dagli scogli si accorge che il corpo di Giovanni, immobile, è ancorato al fondo a una decina di metri di profondità. Il corpo del giovane viene recuperato dal personale del diving di Costa Paradiso di proprietà di Popy Valoncini. Sul posto arriva l’ambulanza del 118, la capitaneria di Porto Torres, personale della Guardia costiera di Castelsardo. La richiesta di intervento viene girata anche alla stazione dei carabinieri di Trinità, che non possono però intervenire per mancanza di organico. Saranno quelli di Aglientu a raggiungere con una pattuglia il luogo dell’incidente. Il corpo del giovane medico viene adagiato sulla riva in attesa del pm. Che dopo gli accertamenti di rito ne dispone la restituzione
ai familiari con il trasferimento temporaneo nell’obitorio del cimitero di Trinità d’Agultu. Non risultano segni di morte violenta. È probabile invece che che Giovanni Deligia abbia avuto un malore che ha fermato il suo cuore. (ha collaborato Sebastiano Depperu)



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