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Mura: «La mia indennità netta è di 700 euro»

La lamentela del primo cittadino di Nughedu Santa Vittoria: «E gli assessori ne prendono solo 100»

ORISTANO. L’antipolitica più furiosa e cieca non fa distinzioni. Proprio perché furiosa e cieca, non vede la differenza tra mega stipendi, vitalizi, benefit e le indennità di carica dell’amministratore di un piccolo Comune. Mette tutti assieme: chi maneggia decine di migliaia di euro ogni mese e chi invece, per un compito che richiede impegno quotidiano e rinunce personali, spesso non arriva a un compenso di mille euro al mese.

Dall’assemblea dei sindaci sardi che si è tenuta a Ghilarza è emersa, tra le altre cose, anche l’esigenza di una rivisitazione delle indennità di carica degli amministratori locali. «Dobbiamo smetterla di inseguire la piazza - ha detto Emiliano Deiana, presidente regionale dell’Anci -. Se su sette Comuni dove non si presentano liste cinque sono sardi, c’è qualcosa che non funziona. In un piccolo Comune un sindaco prende 600 euro in meno rispetto a un operaio comunale. Con tutto il rispetto per il lavoro dell’operaio, le responsabilità in capo a un sindaco sono molto superiori».

C’è un malumore diffuso e palpabile tra sindaci e amministratori locali. Francesco Mura, sindaco di Nughedu Santa Vittoria, lo conferma: «Faccio il geometra, sono stato eletto per il secondo mandato, ma durante il primo ho perso tutti i clienti. Pazienza, li recupererò quando tornerò alla mia occupazione, lo faccio con passione. Ma di certo ci ho perso: la mia indennità è di circa 700 euro».

Una sorta di reddito di cittadinanza. Ma c’è anche chi sta peggio. Nei Comuni con una popolazione inferiore ai mille abitanti l’indennità piena (lorda) per il sindaco è di 1.290 euro. Tolte le tasse si arriva alla cifra di cui parlava il sindaco di Nughedu Santa Vittoria. Ma la cifra va dimezzata se il sindaco ha un’occupazione che mantiene (non va in aspettativa) o è un pensionato. Un assessore? Si mette in tasca la bella cifra di cento euro al mese. Insomma: dedizione totale, contatti con la famiglia rarefatti, tempo libero poco, seccature e rischi tanti. Senza contare che qualcuno, quando c’è da comprare un vassoio di pizzette per un rinfresco, non esita a mettere mano al portafoglio. Il proprio, non quello del Comune.

Tempo fa la sindaca di Arborea, Manuela Pintus, ha affidato al proprio profilo Facebook uno sfogo amarissimo: «Qualcuno chiedeva agli aspiranti amministratori: ti candidi ad amministrare la miseria? Le autonomie locali non dispongono di risorse umane e finanziarie adeguate a mettere in sicurezza il territorio. Capita così di sentirsi completamente abbandonati in un Paese che litiga su tutto e non riesce più a garantire ai suoi cittadini di transitare su una strada in completa sicurezza». Effetto dei tagli di Governo e Regione. E i sindaci, i loro vice e i loro assessori, in prima linea, spesso a prendere insulti e improperi dai concittadini. O peggio: Il sindaco di Quartu, Stefano Delunas, ha citato la propria esperienza: «Ho stipulato un’assicurazione per tutelare non tanto me, quanto le case dei miei parenti». Le cause penali (e quelle civili con richiesta di risarcimento danni) sono dietro l’angolo, ma per un sindaco è difficile anche ritagliare la cifra per una buona assicurazione che lo metta al riparo da rischi pesanti. «Se un amministratore non ha alle spalle una situazione solida - ha detto la sindaca di Villamassargia, Debora Porrà - va a stare peggio delle persone assistite dai servizi sociali del proprio Comune».

Ad amministrare un piccolo centro non ci si arricchisce, non si gestiscono appalti che possono indurre in tentazione, si rischiano cause legali sanguinose e si viene tritati nei processi sommari celebrati sui social. E sono sempre di meno quelli che ci provano: paesi dove non viene presentata neppure una lista e moltissimi altri dove, a malapena, si riesce a metterne in piedi una. E, se le cose non cambieranno, la situazione non potrà che peggiorare. I sindaci sardi il loro lamento lo hanno lanciato. Spetta alla politica, quella più alta e benestante, raccoglierlo. O ignorarlo, con tutto ciò che questo comporterebbe.