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Affari milionari a Londra Carboni di nuovo indagato

Avrebbe costituito società di comodo per mascherare attività illegali Indagine chiusa, sotto accusa altre dieci persone tra cui due coinvolte nella P3

CAGLIARI. Una serie di società-schermo costituite a Londra per gestire denaro di provenienza illecita, prestanome che accettano di intestarsi automobili di lusso e un gommone, polizze assicurative e quote societarie, un’intensa attività d’impresa che a sentire le conversazioni intercettate aprirebbe ampi spazi ai sospetti: Flavio Carboni ha 86 anni ma la sua intraprendenza non sembra risentirne, anche se con quella continuano ad arrivare guai giudiziari. Dopo la condanna per bancarotta a otto anni e mezzo del 1998 legata allo scandalo dell’Ambrosiano e quella a sei anni e mezzo incassata a Roma per la vicenda P3, l’affarista di Torralba rischia un nuovo giudizio con la pesantissima accusa di associazione a delinquere e di trasferimento fraudolento di valori, la prima imputazione condivisa con le fedelissime Maria Laura Scanu Concas (68 anni) e Antonella Pau (50), uscite indenni dal processo P3 grazie alla prescrizione, oltre che con il commercialista napoletano Lorenzo Dimartino (51) e l’amico Giuseppe Tomassetti, deceduto a gennaio del 2016 prima che il processo di Roma arrivasse alla sentenza. In questa nuova inchiesta della Dda di Cagliari, giunta alla conclusione con la notifica dell’avviso di chiusura, gli indagati sono in tutto undici e il Nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza sembra aver messo a disposizione del pm Guido Pani dopo due anni di lavoro un ricco materiale probatorio che il difensore di Carboni, l’avvocato Roberto Sorcinelli, è impegnato a vagliare in queste ore. Le altre persone coinvolte nella girandola di intestazioni e di mascherature societarie sono il figlio di Carboni, Diego (39 anni) di Roma, l’avvocata Luisella Corda (55) di Iglesias, Domenico Manzotta (70) di Porano (Tr), Leonardo Leporatti (46) di Viterbo, Riccardo Piana (54) di Aviano, Ugo Benedetti (78) di Roma e Fabrizio Avondoglio (56) di Aosta. Tutti gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per produrre atti difensivi e per farsi interrogare dal magistrato.

L’impianto accusatorio costruito dagli investigatori mette al centro alcune società: una, messa in piedi a Londra insieme a Dimartino, Scanu Concas e Diego Carboni, è la Exagon Housing System Ltd, registrata nella capitale del Regno Unito il 21 maggio 2014. Questa compagine - a quanto hanno accertato le Fiamme Gialle - ha cambiato successivamente il nome in Exagon Graphene System Ltd (18 giugno 2015) e poi (22 gennaio 2016) ancora in Worldwide Graphene Limited con capitale sociale di 10 milioni di sterline, stando alle accuse interamente versato. L’altra società nel mirino della Dda si chiama Italgraphene srl e ha sede a Cagliari, in via Tuveri 13. In questo caso - siamo al 16 maggio 2016 - Carboni si sarebbe avvalso della collaborazione di Benedetti e Ávondoglio, cui sono state intestate quote societarie rispettivamente del 5% e del 95% con Avondoglio amministratore unico. Il pm osserva nell’avviso di conclusione delle indagini che i due conoscenti dell’affarista sardo avrebbero accettato di svolgere il ruolo di prestanome malgrado sapessero dei trascorsi giudiziari di Carboni. Le due società - stando alle accuse - dovevano servire insieme alla Itr srl con sede a Roma intestata alla Scanu Concas – l’ufficio di Carboni nella capitale in via Ludovisi, due passi da via Veneto - a gestire lucrosi affari e a fornire un riferimento legale al giro di automobili (un Hummer H2, un’Audi Q7 e una Mercedes Cls) intestate al defunto Tomassetti, poi una polizza assicurativa e un gommone con due motori Yamaha. In altre parole: l’intreccio di società creato tra Londra e Cagliari per la Dda doveva servire a manovrare denaro e beni di Carboni al riparo da occhi indiscreti.

Rintracciato al telefono, Carboni non sembra turbato dalla nuova bufera giudiziaria: «La mia salvezza sono le intercettazioni - commenta divertito - visto che io so di essere costantemente ascoltato e parlo liberamente di tutto». L’affarista di Torralba nega qualsiasi attività illecita: «E’ un’inchiesta grottesca, dicono che il capitale della società londinese è interamente versato e invece non c’è una sterlina e non c’è mai stata». Carboni spiega il groviglio di società con la sua nota collaborazione con lo scienziato russo Viktor Ivanovoch Petrik, autore di ricerche sulle nanotecnologie e sulla depurazione dell’ambiente: «Quelle società le ha chieste Petrik, servivano per commercializzare prodotti destinati a salvare milioni di vite umane».