Agricoltura, in 10 anni perse 80mila aziende

A Tramatza l’assemblea della Cia. L’assessore Caria: la Sardegna è la regione più penalizzata dalla Pac

TRAMATZA. Il nuovo Piano strategico regionale, le nuove politiche comunitarie e il probabile rientro nell’Obiettivo 1 dell’Unione europea, sono le grandi sfide che attendono gli agricoltori sardi. Ieri, nel corso di una affollatissima assemblea regionale convocata dalla Confederazione italiana agricoltori, è stato fatto il punto sullo stato di un comparto considerato l’osso duro dell’economia regionale che sebbene negli ultimi 15 anni si sia fortemente trasformato e modernizzato, continua a soffrire dei problemi di sempre. «Problemi che – ha spiegato il presidente regionale della Cia, Francesco Erbì – hanno comportato in questi anni un calo del 20% del Pil. L’assenza della continuità territoriale, ad esempio, grava tantissimo sulle esportazioni, che pur potrebbero essere favorite dall’altissima qualità delle produzioni sarde». Che l’agricoltura sarda sia fortemente cambiata è confermato dai numeri. Nell’arco di un decennio il numero delle aziende attive è calato dalle 112mila censite nel 2007 alle attuali 32mila. Calo probabilmente legato a più fattori, fra questi, l’aumento delle superfici coltivate determinato dall’accorpamento dei terreni. Se però si considera che l’aumento delle superfici coltivate riguarda soprattutto le aziende ovicaprine e che in questi anni, l’esportazione del prodotto principale, il pecorino romano e “fiore”, che solo nel primo quadrimestre del 2018 ha visto crollare del 26,63 per cento le esportazioni negli Stati uniti (dati dell’Istat, forniti ieri durante i lavori), è evidente che la situazione sia piuttosto precaria. «Affrontare e superare la crisi non sarà facile – ha detto il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino – ma l’agricoltura sarda, che rappresenta un pezzo molto importante del comparto nazionale non può esser lasciata sola».

Scanavino ha posto l’accento sui problemi che la Sardegna condivide con tutte le altre isole, a partire dall’elevato costo dei trasporti determinato dall’assenza della continuità territoriale per le merci. L’attenzione, per un settore che quest’anno è stato ulteriormente penalizzato da un andamento climatico assolutamente anomalo e che ha compromesso irrimediabilmente i raccolti, è concentrata sulle novità del nuovo Piano strategico regionale. L’assessore all’Agricoltura, Pierluigi Caria, parlando del nuovo Psr, ha spiegato che inciderà parecchio sull’attuazione delle Politiche comunitarie. «Abbiamo da condurre una battaglia politica che convinca l’Europa a cancellare le disparità di trattamento fra le diverse regioni italiane». Rispondendo al problema sollevato dal presidente regionale della Cia, sui ritardi nell’erogazione dei contributi alle aziende, definite da Erbì
«ostaggio della burocrazia», L’assessore regionale, supportato dal direttore dell’Argea, Gianni Ibba, pur confermando i forti ritardi nella verifica delle pratiche «determinate – ha detto – da un problema al sistema informatico», ha annunciato che i disservizi sono in via di risoluzione.

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