Ricci di mare a rischio, in Sardegna troppi pescatori di frodo

Il direttore dell’Amp dell’Asinara Gazale: «Serve un cambio di mentalità, non si può pretendere di mangiarli tutto l’anno. Il fermo biologico è un bene»

SASSARI. L’aspetto positivo è che i ricci di mare crescono relativamente in fretta e si riproducono facilmente. Parola di biologi. L’episodio di alcuni giorni fa, quando gli uomini della guardia di finanza hanno fermato e multato cinque persone perché in possesso di 112 vasetti di polpa di ricci per i quali erano stati prelevati dal mare quasi 25mila esemplari, non ha però sorpreso più di tanto gli addetti ai lavori. «I ricciai di frodo agiscono tutto l’anno e il prelievo è continuo, anche quando c’è il fermo biologico – spiega Vittorio Gazale, direttore dell’Area marina protetta dell’Asinara –. Anche se nelle Amp la sorveglianza è maggiore (anche la sorveglianza “sociale”), il problema è a monte. E cioè non possiamo pretendere di mangiare ricci tutto l’anno. Dobbiamo cambiare mentalità ma questo esula dall’aspetto scientifico».

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I 25mila ricci probabilmente prelevati dai ricciai di frodo sono comunque una quantità importante. I pescatori autorizzati a operare nell’Area marina protetta del Parco di Porto Conte (8), lo scorso anno hanno prelevato circa 50 mila ricci, una quantità comunque contingentata e rigorosamente verificata dal personale del parco, oltre che sottoposta a controlli da parte delle forze dell’ordine. Il regolamento dell’Amp prevede infatti che i pescatori devono segnare su un libretto consegnato dal parco il numero degli esemplari prelevati, che, comunque, non può superare i 600 ricci per persona imbarcata. Una pesca da effettuare esclusivamente in apnea. Ma il dato è relativo solo all’Area marina protetta, area che in queste settimana è sottoposta a monitoraggio da parte dell’università di Sassari, i cui dati si conosceranno solo in autunno. Ma, stando ad alcune indiscrezioni, la situazione non sarebbe delle migliori. Nell’Amp dell’Asinara, invece, la pesca dei ricci è vietata anche perché «non fa parte della cultura professionale dei pescatori portotorresi – spiega Vittorio Gazale –. Il fatto che l’Asinara sia una sorta di nursery dei ricci ha risvolti positivi sull’intera filiera della pesca. I ricci sono infatti cibo per saraghi, orate e dentici e se si interrompe la catena alimentare il problema ecologico diventa anche economico». Il divieto di prelievo, inoltre, facilita anche la riproduzione del riccio, le cui uova fecondate vengono trasportate dalle correnti marine, diffondendole e depositandole al di fuori dei confini dell’Amp. Ma questo non sminuisce l’attenzione degli addetti ai lavori sulla concentrazione dei ricci sia nei fondali rocciosi che in quelli sabbiosi. Per la precisione nelle praterie di posidonia oceanica. Proprio il “sottobosco” della posidonia è la principale alimentazione dei riccio di mare che però non disdegna anche le foglie allungate della pianta (la posidonia oceanica è un “vegetale” ndr) che cresce sui fondali marini. E anche questo particolare tende a ridimensionare almeno in parte il fatto che le acque troppo limpide e cristalline siano dannose per il riccio di mare. Le acque limpide, infatti, favoriscono il passaggio della luce necessaria per la fotosintesi e quindi aiutano le prateria di posidonia a prosperare. Praterie che poi sono l’habitat ideale del riccio di mare.

I biologi sono comunque preoccupati per il forsennato bracconaggio al quale è sottoposta la specie, ma mentre nell’Area marina protetta non si studiano particolari contromisure (che il realtà con il divieto di prelievo sono già in vigore), l’Amp del Parco di Porto Conte potrebbe varare un regolamento ancora più restrittivo, almeno per quanto riguarda lo specchio di mare che rientra nei confini sottoposti a tutela.

Per quanto riguarda il mare “libero”, invece, eventuali contromisure devono essere decise dalla Regione Sardegna, ente che ha la competenza primaria sull’attività di pesca.

Non resta quindi che intensificare i controlli, sempre particolarmente difficoltosi anche perché i ricciai di frodo operano soprattutto di notte. Ma l’arma migliore, come spiegava Vittorio Gazale, resta il cambio di mentalità anche per impedire che il riccio scompaia dai nostri mari e, di conseguenza, anche dalle nostre tavole.


 

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