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Cgil all’attacco sulla scuola: «In fumo migliaia di posti»

Deiara: «Inapplicate le norme nazionali sulle minoranze linguistiche». Canalis: «Favoriti disoccupazione e spopolamento, pronti a un’azione legale»

SASSARI. «Le conseguenze dei tagli alle scuole e della tendenza allo spopolamento delle zone interne sarebbero stati molto minori se si fossero applicate anche in Sardegna le norme che tutelano le minoranze linguistiche». Ad affermarlo è un insegnante molto battagliero e ottimo conoscitore delle norme che regolano le attività dell’istruzione, Antonio Deiara, docente di musica all’istituto comprensivo di Ittiri e referente per la Flc Cgil sul tema “scuola e legislazione sulle minoranze linguistiche”. E da un suo studio fatto proprio dal suo sindacato emerge anche una cifra: «Potrebbero esserci 6000 posti di lavoro in più nell’isola» dice Deiara. E ora la Flc Cgil di Sassari ha dato mandato al suo segretario generale, Luigi Canalis, di chiedere ad uno studio legale di Sassari la valutazione dell’esistenza dei presupposti legali «per supportare un procedimento giudiziario che numerosi cittadini, genitori, docenti, sindaci, intendono intraprendere per ottenere l’applicazione anche nell’isola delle norme che tutelano le minoranze linguistiche».

In una Sardegna che più di altre realtà ha sofferto per i tagli ministeriali e che ha visto molti suoi docenti costretti a partire o a rinunciare all’insegnamento, la soluzione sarebbe a portata di mano ma per qualche motivo è stata ignorata. Spiega il docente: «Sarebbe bastato dare attuazione a quanto previsto dal combinato disposto degli articoli 6 della Costituzione, all’articolo 2 della legge 482/99 e all’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 81/09. L’applicazione di tali norme avrebbe consentito l’utilizzo nella nostra Regione, così come già avviene in altri territori italiani in cui abitano minoranze linguistiche, di parametri numerici inferiori, contribuendo in maniera decisiva alla lotta alla dispersione scolastica, alla lotta contro lo spopolamento delle zone interne e, ultimo ma non certo per importanza, salvaguardando migliaia di posti di lavoro». Sarebbero sufficenti 400 alunni per avere l’autonomia scolastica (invece che 600) e basterebbero non meno di 10 alunni per una classe.

La Sardegna con i suoi 1.6 milioni di abitanti, ha la più grossa minoranza linguistica d’Italia ma sembra non curarsene. «Eppure, grazie alla normativa sulle aree geografiche con minoranze linguistiche, potremmo avere più classi e più indirizzi – dice Deiara– Penso, per esempio: al caso dell’istituto comprensivo di Usini, privato anche quest’anno di presidenza e segreteria o all’urgenza di ripristinare diverse autonomie al posto dei mega-istituti comprensivi di Ossi e Bono; alla riapertura di classi e scuole nei Comuni del Nuorese e in quelli in via di spopolamento di tutta l’isola».

«Non si è riusciti a impedire prima e a limitare poi la tendenza che ha portato alla chiusura delle scuole a una sostanziale discriminazione verso una minoranza linguistica, mentre in altre aree d’Italia le norme sono state applicate – dice Luigi Canalis – È accaduto a causa dell’inazione dei vari governi della Regione, di tutte le colorazioni politiche, che hanno rinunciato ad applicare l’autonomia normativa (non è stata prodotta una legge regionale come altre aree ad autonomia speciale hanno fatto), a dimostrazione di una subalternità clamorosa nei confronti dei governi centrali. Il risultato è il peggioramento dell’offerta formativa e questo ha contribuito alla dispersione scolastica (la scuola lontana o con troppi alunni favorisce l’esclusione dei ragazzi a rischio) e anche allo spopolamento, di cui pure tutti si riempiono la bocca. Abbiamo deciso che è il momento di passare all’azione, anche Nuoro e Ogliastra sono sulla stessa linea mentre a livello regionale il sindacato sta discutendo». Secondo Canalis «davanti ad una classe politica sorda e indifferente, le parole e le proteste non bastano più: occorre un’azione più incisiva ed efficace. Occorre procedere ad una tutela giudiziaria dei diritti dei sardi, da troppo tempo violati e non adeguatamente rivendicati».