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La barca affonda: morti due medici

Trovati i corpi: il primo sugli scogli, il secondo intrappolato nella cabina Mistero sulla dinamica. Le vittime erano uscite di notte per pescare

INVIATA A CASTELSARDO. La prua di un cabinato riaffiora dall’acqua in un sabato mattina d’agosto caldo e affollato. In quel tratto di mare che ieri era di un azzurro particolarmente intenso, un operaio del resort “Rasciada” che si affaccia sulla costa di Lu Bagnu (frazione marina di Castelsardo) nota qualcosa di strano.

A circa cento metri dalla riva riemerge la prua di una barca bianca; poco distante, adagiato sulla scogliera, c’è il corpo di un uomo. Immediatamente scatta l’allarme, sul posto arrivano la motovedetta della Capitaneria, la squadra dei sommozzatori dei vigili del fuoco, i carabinieri. I soccorritori raggiungono il cadavere aggrappato sulle rocce: è un uomo, non è giovane e indossa ancora il giubbino salvagente. A distanza di qualche metro si comincia a perlustrare ciò che resta dell’imbarcazione. Ed è allora che i sommozzatori trovano il corpo di una seconda persona: un uomo incastrato all’interno della cabina di pilotaggio.

Sono morti così, durante una serata tranquilla che avevano deciso di trascorrere in barca, due medici e amici: Pier Tonio Spanu, dentista di Sennori di 70 anni, e Giovanni Di Maria, urologo sassarese di 69. Quello che è successo, però, resta un autentico mistero. E bisognerà aspettare sia l’esito dell’autopsia – che verrà eseguita tra martedì e mercoledì – sia gli accertamenti sul relitto che è stato recuperato ieri sera per ricostruire con più precisione la dinamica.

Al momento, l’ipotesi più plausibile che i carabinieri stanno prendendo in considerazione è che il cabinato modello Quick Silver di 6,40 metri sia finito contro uno scoglio. A far optare gli inquirenti verso questa eventualità è lo squarcio profondo presente nella poppa dell’imbarcazione. In realtà sono due: uno più piccolo nella parte bassa e un altro decisamente più importante in alto. Danno che sarebbe compatibile proprio con l’urto contro una roccia. La barca in pochi attimi si sarebbe quindi riempita di acqua e sarebbe affondata. All’interno del cabinato è stato recuperato il cadavere di Di Maria, mentre il dentista Spanu potrebbe aver cercato di salvarsi nuotando verso la riva. Senza, purtroppo, riuscirci. I punti interrogativi, però, sono tanti. Ad esempio non si riesce a capire come mai i due non abbiano provato a chiedere aiuto con il cellulare. La spiegazione potrebbe essere che abbiano imbarcato acqua così velocemente da non avere il tempo di lanciare l’allarme.

Pier Tonio Spanu, il proprietario del cabinato, era un esperto di mare, e soprattutto conosceva quel litorale. Ecco perché a molti è sembrato strano che si sia avventurato in un tratto con numerose secche. Ma non è inverosimile che avesse scelto di fermarsi proprio in quel punto perché ricco di pesci, cosa peraltro risaputa a chi da quelle parti è solito navigare.

Ma è anche vero che nelle carte in dotazione alle imbarcazioni sono sì segnate le zone di secca ma non la presenza di scogli affioranti. E proprio questi ultimi potrebbero aver tradito il medico: la barca sarebbe cioè finita sopra una roccia appena in superficie, non visibile di notte, e in pochi attimi si sarebbe riempita d’acqua. Giovanni Di Maria potrebbe non aver avuto nemmeno il tempo di salvarsi. I modelli Quick silver non hanno una vera e propria cabina sottocoperta ma un locale semiaperto dove sono raggruppati i comandi dell’imbarcazione e un salottino che all’occorrenza si può trasformare in una cuccetta. Lì quasi certamente si trovava l’urologo al momento dell’impatto perché il suo corpo è stato recuperato incastrato tra timone e poltrone. Spanu, che invece era all’esterno della cabina di pilotaggio, resosi conto della situazione di pericolo improvvisa e rapida, avrebbe avuto il tempo di indossare il giubbino salvagente e tuffarsi in acqua per tentare una nuotata disperata verso la spiaggetta privata del residence. Ma il dentista era cardiopatico, aveva anche un pacemaker, le sue braccia e le sue gambe andavano, ma il suo cuore, invece, a un certo punto deve averlo abbandonato. Questa è, almeno per il momento, la ricostruzione più verosimile.

Naturalmente la Procura della Repubblica ha disposto accertamenti che i carabinieri della compagnia di Porto Torres coordinati dal comandante Romolo Mastrolia stanno eseguendo. Ieri sono stati sentiti i familiari di entrambe le vittime che hanno raccontato come i due medici fossero soliti avventurarsi in mare per delle escursioni. Pier Tonio Spanu in particolare era appassionato di pesca e capitava spesso che uscisse con il suo cabinato e rimanesse anche per più di un giorno in mare.

Sempre su ordine del magistrato di turno è stata messa sotto sequestro l’imbarcazione. Intanto lunedì mattina verrà conferito l’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia sui due corpi che da ieri si trovano nell’istituto di patologia forense di Sassari. L’esame (che sarà eseguito nei primi giorni della settimana) servirà a dare una risposta più precisa sulla causa della morte e, di conseguenza, a capire cosa realmente può essere accaduto venerdì notte ai due amici.

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