Pastinache, è boom di avvistamenti nei litorali dell’isola

Gli esperti: animali non aggressivi ma tenetevi alla larga. Il loro aculeo in alcuni casi può essere anche letale

SASSARI. Le segnalazioni alla nostra redazione ormai non si contano più: foto e video dall’Oristanese a varie località della zona di Alghero, da Badesi a Stintino, da Rena Maiore a Cala Gonone sino ad Arbus. Riguardano una presenza superiore al solito e molto vicino alle spiagge frequentate dai bagnanti di un animale marino, il trigone viola o pastinaca, dal quale è consigliabile stare lontani. Simile a una comune razza, con cui i profani tendono pericolosamente a confonderla, la pastinaca ha davvero una brutta fama dovuta alla dotazione di un aculeo velenoso sulla coda in grado di infliggere gravi ferite e potenzialmente letale in determinate condizioni, per fortuna rare.



Comportamenti come, ad esempio, quello dell’autore delle immagini girate a S’Archittu, vicino a Cuglieri, nelle quali si vede un bagnante allungare la mano per provare ad accarezzare il pesce che nuota vicino alla riva, sono assolutamente sconsigliabili, come spiega Antonio Pais, biologo marino e docente di acquacoltura nel dipartimento di agraria dell'università di Sassari : «Il desiderio di provare l’emozione di toccare questi animali o di scattarsi dei selfie può esporre a forti rischi – dice – Le pastinache, di per sé, non sono aggressive, ma se si sentono minacciate possono reagire. Lo fanno con un aculeo situato sulla coda, che a causa della forma seghettata che lo rendono difficile da estrarre anche per la tendenza a spezzettarsi, può provocare danni notevoli e la ferita provocata può andare in suppurazione».

E c’è chi ha pagato con la vita: il caso più noto è quello del documentarista australiano Steve Irwin, noto come “Crocodile hunter” per l’incredibile coraggio con cui avvicinava animali pericolosi come coccodrilli, squali e serpenti, che nel settembre 2006 durante un’immersione fu punto da una grossa pastinaca il cui aculeo gli penetrò nel cuore uccidendolo. Un altro caso era avvenuto pochi mesi prima in Sardegna: a Cala di Volpe uno sfortunato quindicenne genovese, Michele Arnulfo, riportò una ferita da un oggetto lungo e acuminato che gli perforò l’arteria iliaca, uccidendolo: quasi certamente si trattò dell’incontro con una pastinaca.

Le pastinache non sono specie aliene nei nostri mari, dove sono sempre state presenti così come nell’Atlantico settentrionale e nel Mar Nero. Nell’acquario di Cala Gonone un trigone si è addirittura riprodotto. Pais considera normale il fatto che si avvicinino maggiormente alla riva in questo periodo («tra l’altro l’acqua attualmente presenta una temperatura particolarmente alta») e questo deve certamente fare salire la soglia di attenzione, specie per preservare i bambini che sono naturalmente più curiosi e inconsapevoli. «Confonderli con le razze è facile – ricorda l’esperto – nonostante siano molto diversi tra loro sia per la morfologia che per altre caratteristiche, come quelle riproduttive, trattandosi comunque di pesci cartilaginei. Per questo occorre fare ancora più attenzione». Insomma, meglio ricordare che le razze che è possibile persino accarezzare nelle vasche degli acquari sono tutt’altra cosa rispetto a queste creature, peraltro timide, ed è meglio tenersene alla larga. «Si possono confondere anche con le torpedini – dice Pais – in grado di dare scosse elettriche anche se quelle delle nostre acque non sono tra le più pericolose. Molto dipende però dalla sensibilità individuale e dalla eventuale immunodepressione delle vittime: valga l’esempio della bambina morta per la puntura di una medusa solitamente non letale avvenuta di recente nelle Filippine». Insomma, nessun allarme ma solo tanta prudenza: la natura sa essere meravigliosa e feroce allo stesso tempo ed è meglio non sfidarla.

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