Mr. Lio, il mago di internet che sogna di tornare in Sardegna

Figlio di un emigrato di Laerru in Olanda, Lunesu ha una società a Hong Kong. «La rete dovrebbe essere gratuita ma in Sardegna mancano le infrastrutture»

NUORO. Il sangue sardo non è acqua. La terra degli avi ti pulsa dentro. Sembra parlarti anche e soprattutto quando sei lontano. E il richiamo, quelle inconfondibili vibrazioni si avvertono anche quando sei a migliaia di chilometri di distanza. Quella vocina non smette di sussurrarti emozioni. Il legame tra la Sardegna e i suoi figli partoriti dall’emigrazione e dalla ricerca di lavoro che ha portato in tanti in lidi lontani è sempre forte e saldo. C’è un senso di circolarità che dopo tanto girovagare riporta di nuovo tutti qua. Quel mal di Sardegna, più forte della saudade brasiliana che si cura soltanto respirando il profumo del mirto, tra il cisto, il corbezzolo e folate di maestrale. La storia di Lio Lunesu, 41 anni, passaporto olandese, ma da anni in Cina nell’universo che corre velocissimo dell’information tecnology e del mercato digitale, ne è l’ennesima testimonianza. Oggi è un giovane imprenditore di successo da ben quattro lustri, che viene nell’isola almeno una volta l’anno, («da piccolino anche due»), ma che vorrebbe se ci fosse la possibilità, trascorrere anche dei mesi a lavorare. «Sarebbe l’ideale. Ci sarebbero tutte le condizioni perfette per evitare lo stress delle grandi metropoli. Purtroppo però non abbiamo ancora una rete digitale veloce e chi fa un lavoro come il mio e amministra un’azienda competitiva non può permettersi né di rallentare, tantomeno di stare fermo ad ammirare il paesaggio». Il suo racconto è la prova provata che il cordone ombelicale che lega l’isola ai suoi figli è molto duro da recidere.



Nonno originario di Orotelli, nel cuore della Barbagia granitica poi trasferito con armenti e speranze a Laerru nel sassarese. Qui è nato suo padre Giovanni, pastore per destinazione fino a 18 anni, poi minatore per necessità in Olanda. «Era partito assieme a tanti altri italiani e sardi per lavorare nelle miniera di carbone dello Stato che cercava manodopera all’estero», racconta Lio durante il suo soggiorno in Sardegna, una delle tappe del suo viaggio di nozze con Christine AY conosciuta a Hong Kong due anni fa e diventata da pochi mesi sua moglie. «Io sono cresciuto nell’ambiente degli immigrati del sud Europa. Poi a 18 anni ho studiato informatica ed elettronica a Eindhoven, ma ho smesso due anni dopo perché con un amico ho creato la nostra prima impresa. In una fase davvero pionieristica progettavamo giochi della realtà virtuale. È andata bene per un po’, avevamo numerosi dipendenti poi quando c’è stato il crollo abbiamo venduto la compagnia», spiega Lio.

Da titolare a dipendente a continuare a farsi le ossa in un mercato in continua evoluzione. «Ho lavorato per 5 anni con la compagnia che ci ha acquisito a Eindhoven, ma avevo un ufficio anche a Bucarest dove sono stato per 5 anni. Poi mi hanno mandato a Pechino nel 2008». In Cina non mancavano le novità e il risveglio del bisonte asiatico ha aperto nuovi scenari per Lio. «Nel 2010 ho lasciato la vecchia impresa e sono andato a lavorare per il colosso mondiale della Microsoft. Una grande opportunità per imparare dai migliori a fare tante cose. Un’esperienza incredibile ricca di know how che quando – assieme a un nuovo socio – ho avviato la mia nuova azienda (Enuma Technologies) è stata fondamentale». Alcune scelte strategiche ben ponderate li hanno portati da Shangai («Non era semplice, internet era censurato») a sbarcare nella internazionale e cosmopolita Hong Kong. «Sempre cinese ma con una cultura che ci piace. Operiamo nel settore della blockchain, una sorta di internet delle transazioni e dei pagamenti digitali, sempre più sicuri e garantiti. Ci siamo specializzati in questa tecnologia e stiamo andando alla grande. I nostri clienti sono americani, cinesi di Hong Kong e contiamo presto di arrivare anche in Europa».

Malgrado la sua vita corra frenetica quando mette piede in Sardegna si adatta come per magia ai tempi più rarefatti e rilassanti della nostra isola. «Mi sento male se non torno almeno una volta l’anno. Prima da dipendente non era semplice perché dalla Cina ti servono almeno due settimane, ora che sono io il titolare mi posso organizzare meglio. Sia per me che per mia moglie passare da una metropoli di decine di milioni di abitanti alle 400 anime di Laerru è un salto incredibile ma piacevolissimo, poi lei che non mangia mai carne qui vedendo pecore e mucche allo stato brado è diventata possibilista. Si sente la salubrità del cibo e dei prodotti. Insomma una qualità della vita che ha pochi eguali».

A Hong Kong a ottobre aveva partecipato a un evento enogastronomico organizzato dal manager nuorese Ciriaco Offeddu. Alcuni prodotti di qualità erano stati cucinati dallo chef Franco Fenu in trasferta in oriente come ambasciatore del gusto. Inutile dire che quell’esperienza ha lasciato il segno, tanto che nei giorni scorsi Lio e signora hanno voluto rinnovare l’esperienza andando a mangiare al ristorante Ciusa di Nuoro di Fenu. «Ne valeva davvero la pena. Una qualità di questo tipo anche a Hong kong». Poi da imprenditore ormai esperto che ama la sua Sardegna Lunesu lancia un appello alla politica. «Il lavoro digitale come il mio potrebbe davvero salvare i piccoli paesi dallo spopolamento. Ogni paese dovrebbe avere internet gratis, un bene ormai prezioso come l’acqua. Ma occorrono infrastrutture all’avanguardia che oggi purtroppo non ci sono. Io ho lavorato anche oggi per alcune ore per un cliente che aveva un’emergenza, serve però una rete veloce e affidabile. Se ho la rete lavoro ovunque e il mio sogno sarebbe quello di portare l’impresa per alcuni mesi a Laerru». Poi non si sa mai da cosa nasce cosa.

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