Niente festa per chi lavora negli iper e supermercati

Aperti quasi tutti. I sindacati: nessun beneficio per fatturati e occupazione

SASSARI. Una classica giornata al mare, magari nel pomeriggio una puntata in quel sito che si desiderava da tempo visitare, oppure semplicemente un gelato durante una passeggiata con quei familiari che oramai vedi meno spesso dei colleghi. Questo era per tutti il giorno di Ferragosto, prima che prevalesse l’idea di aprire gli ipermercati per accontentare i più annoiati tra gli italiani, o i più distratti, quelli che hanno dimenticato di rifornirsi delle cose meno essenziali per sopravvivere alle vacanze. Cominciò qualcuno ad aprire la domenica, incurante delle critiche, ma presto nella breccia si sono infilati tutti ed è stato uno tsunami che ha fatto diventare le feste cosiddette “comandate” dei giorni simili agli altri, da passare a scegliere tra biscotti integrali e formaggio a pezzi, bombe ipercaloriche in lattina e scarpe da tennis per andare a smaltire il grasso in eccesso. Il risultato è che in 10mila saranno al lavoro anche oggi per vendere quello che avrebbero venduto il giorno prima o dopo. Per pochi euro in più, una ventina lordi.

Anche quest’anno sarà difficile trovare un ipermercato o un supermercato che non abbia deciso di aprire. Come tutti gli Auchan e i Carrefour dell’isola. I Conad saranno aperti solo in parte e non per tutto il giorno. «Una piaga – la definisce Cristiano Ardau, segretario generale di Uiltucs Uil Sardegna – Il commercio per le piccole spese di clienti che pretendono il tutto aperto non è un servizio pubblico essenziale. E non ci sarà incremento di fatturato né di occupazione». C’è chi afferma che non santificare le feste fa girare il volano dell’economia e in tempi di vacche magre non è il caso di fare troppe storie. Aprire conviene davvero? «L’ultimo rapporto economico dello Svimez sul mezzogiorno d’Italia e quello dalle Banca d’Italia sulle economie regionali – risponde Ardau – dice che i territori sono ancora attanagliati dalla povertà, con basse propensioni al consumo e una domanda interna ancora debole, non si è ancora tornati alla situazione pre-crisi del 2008». Il risultato: le corsie dei centri commerciali saranno pure affollate, ma di passeggiatori.

«La Filcams Cgil – spiega il segretario regionale Simona Fanzecco – ha avviato una campagna nazionale contro le aperturte domenicali e festive, “La festa nonsi vende”, e siamo stati auditi in V commissione regionale dal presidente Lotto per un parere: gli abbiamo ribadito i motivi della nostra contrarietà, il fatto che il fatturato non viene incrementato ma solo diluito in più giornate, vista anche la ridotta capacità d’acquisto delle famiglie sarde. E poi c’è da affrontare il problema dei dipendenti di conciliare la vita lavorativa e quella familiare: se i genitori lavorano entrambi c’è il problema di come gestire i figli in assenze asili nido. In queste condizioni la maggiorazione non è affatto adeguata». La Fanzecco afferma che sarebbe «da ripensare il livello culturale delle città che non hanno alternative a una passeggiata nei centri commerciali in assenza di punti di ritrovo».

«Purtroppo – spiega Giuseppe Atzori, seg retario regionale Fisascat Cisl – la Grande distribuzione ha cambiato il nostro modo di vedere le cose, le nostre abitudini. Il fenomeno è costante da anni. Tra i sindacati la linea è comune ed è quella della assoluta contrarietà alle aperture sia domenicali che festive, quantomeno a quelle indiscriminate come accade ora. Si è passati dalla esigenze particolari di alcune zone turistiche a un fenomeno ormai generalizzato, esploso con la liberalizzazione voluta dal governo Monti di cui non vediamo l’utilità». In alcune regioni oggi si sciopera, in Sardegna no: «Lo abbiamo fatto in passato, ma le aziende riuscivano a obbligare ugualmente i dipendenti con sistemi ricattatori. Guardiamo con speranza alle dichiarazioni del ministro del lavoro e dello sviluppo economico Di Maio, che dice di voler trovare una soluzione. A livello nazionale stiamo per sederci a un tavoloper dei correttivi che vengano incontro sia alle esigenze
delle aziende che ai diritti dei lavoratori, magari stabilendo modalità di turnazione domenicali, fermo restando che le feste comandate come il Ferragosto per noi non si toccano: non è pensabile non poter passare nemmeno le feste insieme alla famiglia».

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