Un gregge per Matteo Boe Polemica sul web e lo stop

La proposta degli Istentales. Poi la retromarcia: «Chiediamo scusa a Matteo»

NUORO. «Per noi sardi la paradura è un valore sacro, una tradizione simbolo della identità più vera e genuina... perciò non posso permettere che il nostro gesto venga frainteso o addirittura usato contro Matteo Boe». Gigi Sanna ci ha pensato e ripensato per tutto il giorno, ieri, sotto una tempesta di mille telefonate arrivate da ognidove. Alla fine, pochi minuti prima di cominciare il concerto notturno sul palco di Golfo Aranci, decide: «Basta! Io l’ho proposta e io la ritiro». Ritira la paradura a favore dell’ex primula rossa del Montalbo. Al pastore-cantante degli Istentales non sono piaciute le polemica esplose sul web alla notizia che il prossimo 29 agosto a Nuoro avrebbe consegnato una decina di pecore a Matteo Boe, da quattordici mesi appena tornato nella sua Lula dopo venticinque anni passati in carcere con la pesantissima accusa di sequestro di persona.

«Ha scontato la sua pena, ora è un uomo libero e ha tutto il diritto di vivere la sua vita» taglia corto Sanna. «Non posso permettere che il suo nome venga strumentalizzato» sentenzia. «Mi dispiace ma non ci sto a darlo in pasto ai leoni che si nascondono dietro una tastiera. La paradura ha un altro significato e lui, Matteo, da sardo sa cosa vuol dire». Doveva essere un’occasione unica: la festa del Redentore. Un momento sacro per celebrare l’antico rito della solidarietà che vede mobilitati gli allevatori ogni qualvolta un collega, per calamità naturali o altri motivi, perde il suo gregge. Un rito arcaico che si ripete nel tempo, anche e soprattutto quando un pastore detenuto esce finalmente dal carcere e ricomincia a lavorare in campagna. Così doveva essere con Matteo Boe, 61 anni da compiere il prossimo novembre. Ma così non sarà, anche se erano già numerosi i pastori che avevano aderito all’iniziativa degli Istentales regalando diversi capi di bestiame da destinare proprio al gregge dell’ex latitante di Lula. La paradura a Nuoro si farà comunque, tra dieci giorni, quando in piazza Italia arriveranno gli altri destinatari delle donazioni. Prima del concerto della stessa band agropastoralepop, una rappresentanza dei pastori di Cascia, alla presenza della Prociv Italia, Coldiretti e Pastori sardi donerà dieci agnelle al giovane allevatore di Posada Elias Taberlet, a cui qualche tempo fa erano state donate altre pecore, mentre altre dieci andranno al pastore di Ittiri Felice Zara; un’altra decina di capi verranno affidati ad Alessandro Bottigliero, un giovane pastore di Caserta a cui un branco di cani randagi ha sterminato il gregge di 200 capi. Va avanti così la tradizione tutta sarda finita nelle cronache nazionali subito dopo il terremoto del 2009 che aveva sconvolto L’Aquila e dintorni: i pastori dell’isola allora furono solidali con i loro colleghi abruzzesi, ai quali consegnarono 1.000 pecore regalate dalla Sardegna intera. Un gesto ripetuto poi anche in Umbria, l’anno scorso, a meno di dodici mesi dalle scosse che hanno squarciato il Centro Italia. «Non immaginavo che qui da noi – riprende fiato Gigi Sanna – potesse covare tanto livore. Sapevo che poteva esserci qualcuno che non era d’accordo con sa paradura a favore di Matteo Boe, ma da qui a insultarlo e offenderlo con tanta violenza ce ne passa». Resta il rammarico di negare a Boe la possibilità di ascoltare per la prima volta da uomo libero la canzone che gli Istentales hanno dedicato alla figlia Luisa, uccisa nel 2003, quando aveva 14 anni, da un colpo di fucile mentre era affacciata al balcone di casa. Un delitto rimasto senza colpevoli, dopo 15 anni. «Ite curpa nde aiada fizza mea!». «Che colpe aveva mia figlia». «Una manu assassina at negau / a unu frore de connoscher sa die». «Una mano assassina ha impedito a un fiore di sbocciare». “Pro unu frore” è il titolo del brano eseguito dalla band nuorese nel 2007, nel carcere di Spoleto dove era detenuto Matteo Boe prima del suo trasferimento al penitenziario di Opera, Milano. Seduto tra gli altri, molti gli ergastolani, l’unica cosa che chiese in quella occasione l’ex primula rossa era di non stare lì a dare troppe
spiegazioni, di dare voce e musica al pezzo ma di non accompagnarlo con alcun commento. Una forma di silenzio che anche ora, probabilmente, avrebbe voluto. «Chiedo scusa a Matteo – chiude il pastore menestrello degli Istentales –: noi l’abbiamo candidato e noi ritiriamo la candidatura».

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