Da Gavoi a Scotland Yard, un superpoliziotto a caccia di terroristi

In Barbagia il commissario Golzi si era occupato delle indagini del delitto Dore. Martedì è stato tra i primi ad arrivare sul posto dopo l’attentato al Parlamento

NUORO. Dalla grande Isola sulla Manica guarda la sua Sardegna con un misto di nostalgia e ammirazione. Luca Golzi, nato a Piacenza, 50 anni compiuti lo scorso 24 aprile, vice questore della Polizia di Stato, è molto di più che il classico poliziotto tutto manette, pistola e distintivo. Avvocato, con tre lauree in tasca (Giurisprudenza, Scienze dell’investigazione e Scienze delle pubbliche amministrazioni), è da quasi sei anni in forza al Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia – incardinato nella direzione centrale della Polizia criminale diretta dal vice capo della Polizia Nicolò D’Angelo – e da quattro distaccato a Londra con l’incarico di esperto per la sicurezza nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nonché nella Repubblica d’Irlanda. Anche martedì, in quello che è stato battezzato come un nuovo attentato terroristico al cuore del parlamento britannico, che per fortuna non ha avuto le conseguenze dell’episodio simile avvenuto lo scorso anno, Golzi, che è stato commissario di Polizia per un triennio a Gavoi, proprio nel periodo più critico vissuto dal paese barbaricino quando venne uccisa Dina Dore, è stato uno dei primi ad arrivare nell’area critica, diventata rapidamente off limits.

«Sono uscito di casa intorno alle 6 e 30 del mattino per la mia quotidiana corsa di 10 chilometri. Appena arrivato a casa mi sono collegato con radio Smooth che ha dato la notizia. E quello che mi si è palesato nella mente è stato lo stesso terribile scenario del marzo del 2017, quando un Suv si scagliò sulla folla nel ponte di Westminster. Una situazione pazzesca che provocò sei vittime, tra loro anche un collega dalla Metropolitan police – racconta il vice questore – Mi sono vestito rapidamente e sono arrivato non senza difficoltà sul posto. Per me, che sono il responsabile dell’ufficio di collegamento tra l’Italia e la Gran Bretagna e l’Irlanda, era fondamentale capire in tempo reale quello che era successo, se ci fossero vittime tra i nostri connazionali e comunque avvertire il servizio per la cooperazione Internazionale italiano e l’ambasciata della situazione, nonché collaborare con Scotland Yard se necessario e richiesto. Per fortuna questa volta non si sono registrate vittime e il dispositivo di sicurezza ha risposto in maniera pronta e decisa». Inutile sottolineare che contro il pericolo subdolo del terrorismo i nervi siano un po’ scoperti.

«Sono momenti delicati e strani, ogni secondo che passa è importante, ma noi che siamo là per questo dobbiamo fare il nostro meglio per avere un’informazione il più possibile precisa, veloce e corretta sulla situazione in evoluzione», aggiunge. Il legame del poliziotto con la Sardegna anche se il lavoro lo ha portato prima a Milano poi in Slovenia ed infine a Londra, è sempre saldo e forte. Quei tre anni in Barbagia hanno lasciato il segno, tanti gli amici in paese e una stima ricambiata, ma nell’isola appena può fa un salto tutte le estati per trascorrere un periodo di vacanza nella costa ogliastrina, vicino a Tortolì. Golzi è quello che gli americani definiscono come un self made man, un uomo che si è fatto da solo, capace di scalare le gerarchie della Polizia passando da agente semplice, a ispettore fino a commissario nel 2004 e ora a vice questore. L’asticella è stata spostata sempre più in alto, grazie allo studio, all’intelligenza e all’equilibrio nelle decisioni, che devono seguire sì il protocollo ma mai perdere di vista l’umanità e il rispetto anche per i vinti o per chi decide di fare una vita borderline.

Una Sardegna, la sua, vissuta prima sul campo da investigatore ma anche sui libri di giuristi e antropologi, così si spiega il titolo della sua tesi di laurea in Scienza dell’investigazione all’università de L’Aquila: “Legalità in Barbagia. Il bisogno di mediazione culturale nell’attività di polizia”. Nel suo lavoro dedica un intero capitolo all’esperienza vissuta nel Nuorese da poliziotto. Un ritratto della cultura barbaricina obiettivo, tra molti pregi e alcuni difetti. Insomma una fotografia di un popolo schivo e fiero, caratteristiche espresse attraverso specifici episodi emblematici di una realtà culturale ancora poco contaminata. Per tre anni comanda, senza troppi problemi, il commissariato di Gavoi, poi allo scadere del mandato, quando è già stato formalizzato il trasferimento a Milano, accadde il dramma: l’omicidio di Dina Dore avvenuto la sera del 26 marzo del 2008. L’indagine, in cui si indagò per sequestro di persona, si concluse anni dopo con l’arresto del marito, il dentista Francesco Rocca come mandante e dell’allora minorenne Pierpaolo Contu. Il primo è stato condannato in primo grado e in appello all’ergastolo e il complice a cui è stato attributo il ruolo di esecutore materiale a 16 anni di carcere. Insomma il periodo in Barbagia non poteva finire in maniera più tragica.

«Oggi con l’evoluzione che hanno avuto le indagini e l’andamento processuale posso solo dire che la mia intuizione della prima ora non era affatto sbagliata. L’ipotesi del tentato sequestro con un tragico epilogo era sicuramente plausibile, anche se personalmente non mi ha mai convinto. La “merce” di scambio non si tratta in questo modo, è preziosa e a tutelarla sono anche i peggiori assassini perché permette di arrivare al danaro. Le cose andarono diversamente e le prime verità giudiziarie lo hanno scritto a chiare lettere», rimarca. Dall’isola britannica guarda e pensa sempre alla “sua” Sardegna con

nostalgia. «Entrare nel cuore dei sardi e dei barbaricini non è stato facile ma ci siamo trovati, piano piano è nata una piacevole intesa che viene alimentata continuamente. Tutt’altro il discorso con gli inglesi: schivi, riservati e diffidenti, ma anche preparati e decisi».
 

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