Legge sui maiali, è polemica Lotto: servono regole certe

Il presidente della commissione: norma indispensabile nella lotta alla peste suina Gli allevamenti in casa erano un’anomalia tutta sarda che andava regolamentata

SASSARI. Luigi Lotto difende la legge sulla suinicoltura. «Un traguardo atteso da oltre 40 anni», dichiara il presidente della commissione Attività produttive del Consiglio regionale sulla legge approvata il 2 agosto da tutte le forze politiche con l’obiettivo di rilanciare l’attività di allevamento di maiali, dando però allo stesso tempo continuità al lavoro della unità di progetto sulla eradicazione della Peste suina africana dalla Sardegna. «Si tratta di un programma ambizioso teso a far recuperare alla nostra isola un ritardo di 40 anni di inerzia che ha comportato spreco di risorse per indennizzi e, ancor più importante, un arretramento del comparto fino al quasi collasso attuale – dichiara Lotto –. Oggi importiamo gran parte delle carni suine consumate in Sardegna (fresche o trasformate) e finanche maialetti. E chi oggi si è organizzato per valorizzare il porcetto sardo, come il consorzio del Gerrei, sconta l’impossibilità di esportare i propri prodotti e di non poter contare su un marchio di origine e di qualità. Questo stato di cose appare intollerabile in una regione che, specie nelle zone interne, vantava una tradizione millenaria, con produzioni di insaccati e prosciutti di grande qualità e una diffusione della pratica suinicola in tutte le principali comunità. E al destino e al rilancio economico delle zone interne dell’isola guarda la legge con la consapevolezza che solo dando a questi territori una seria e duratura prospettiva economica sarà possibile arginare il tanto temuto spopolamento».

Lotta alla Psa. Nella nuova legge si affrontano tutte le principali questioni all’origine della crisi. «Il provvedimento – dice ancora il presidente della commissione – prova a delineare un percorso di rilancio che passi attraverso la professionalizzazione degli operatori, la promozione e regolarizzazione degli allevamenti suini, la valorizzazione qualitativa dei prodotti e l’agevolazione delle pratiche di trasformazione e di macellazione, nonché la salvaguardia e valorizzazione della razza suino sardo». Una missione quasi impossibile se prima non viene debellata la peste suina. «Sconfiggere la Psa resta un imperativo fondamentale e prioritario, per cui vanno eliminate tutte quelle pratiche che sono alla base della permanenza e della diffusione del morbo – aggiunge Lotto –. Va bandito il pascolo brado e ogni allevamento deve essere praticato in biosicurezza».

Allevamenti familiari. Ma su questo punto è scoppiata la polemica sugli allevamenti familiari per esclusivo uso domestico, per i quali è vietata la vendita. «Va evitata quella anomalia solo sarda che negli allevamenti familiari siano presenti animali riproduttori – dice ancora Lotto –. Questa pratica, che non è possibile in nessun’altra parte d’Italia, rappresenta una delle principali fonti di diffusione del morbo in particolare per la consuetudine dello scambio dei verri. Chi non ricorda il focolaio di Psa di Nulvi di alcuni anni fa che prese origine proprio dalla introduzione di un verro infetto in un allevamento “familiare” e decimò la già fragile economia suinicola dell’Anglona? Credo sia giusto che chiunque voglia produrre maialetti, come anche vendere o scambiare verri per la riproduzione, si organizzi come impresa (tutte le aziende agricole lo sono già) e si adeguino alle esigenze della moderna suinicoltura. Allevare maiali oggi significa che se si sbaglia e si favorisce l’insorgere di un focolaio di Psa, a pagare non è solo il soggetto che commette l’errore, bensì tutta la comunità che gli sta intorno e l’intera regione che vede allontanarsi l’agognato obiettivo di poter finalmente debellare la peste suina. Certamente – aggiunge – se vogliamo rilanciare il nostro comparto suinicolo, valorizzare le nostre produzioni, evitare di dover servire nei ristoranti maialetti importati dai paesi del nord, va debellata la peste e parallelamente promossa la nascita di tante aziende suinicole di piccola e media dimensione che creino un nuovo tessuto economico, alimenti una economia artigianale della trasformazione e dia respiro alla crescita economica delle zone interne dell’isola».

Direttive. «Siamo ovviamente convinti che nessuna legge è perfetta e tutto è migliorabile – conclude Lotto –, per cui il confronto, che pure c’è stato in tutti questi mesi, potrà essere ulteriormente approfondito per trovare soluzioni ancor più condivise e adatte a raggiungere l’obiettivo comune a tutti noi. Posto comunque che il problema principale degli allevamenti
familiari, in funzione anti Psa, sia la presenza, lo scambio e il commercio di verri, con le direttive di attuazione della legge, di prossima emanazione, potrà essere definito con più precisione come potrà essere praticato in Sardegna questa categoria di allevamento». (al.pi.)

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