Non solo cani e gatti, ora si abbandonano anche le tartarughe

A Sassari invasione di quelle liberate in parchi e stagni. Ma le nuove specie si sostituiscono alle autoctone

SASSARI. Non solo cani, anche le tartarughe vengono abbandonate dalle famiglie che si stancano del “giocattolino” quando comincia a crescere. Il problema è che le tartarughe abbandonate sono quelle d’acqua originarie dall’America del Nord e che il luogo preferito sono le vasche di parchi e giardini, gli stagni, laghi e corsi d’acqua . Si pensa di fare un gesto nobile, liberandole dalla gabbia casalinga, e invece si commette un azione che ha effetti devastanti sull’ambiente. Principalmente sulle specie autoctone, perché l’esotica Trachemys scripta, meglio nota come tartaruga palustre americana, e le sue varie sottospecie che si sono diffuse negli ultimi decenni anche in Sardegna, stanno compiendo un attentato alla biodiversità, monopolizzando le risorse naturali a disposizione e alterando habitat ed ecosistemi.

A Sassari, al parco di Monserrato e nello stagno di Platamona, l’esempio tangibile di cosa sta avvenendo tanto da far gridare all’allarme esperti e ambientalisti. Nelle vasche dell’antico giardino sono diverse decine le tartarughe che nuotano in acque limacciose e molte non sono nostrane: le “americane” si distinguono per le caratteristiche strisce gialle o rosse sul collo. Alla faccia degli inequivocabili cartelli affissi dal Comune in cui si annuncia che «è vietato abbandonare tartarughe esotiche e altri animali all’interno del parco. Le specie estranee all’ambiente possono provocare gravi danni all’equilibrio degli ecosistemi»

«Ogni anno sono decine le tartarughine che incivili abbandonano nelle vasche del parco di Monserrato – dicono da Palazzo Ducale – . Il Comune di Sassari si è anche preoccupato di inserire dei piccoli galleggianti per permettere alle bestiole di prendere respiro».

Danilo Pisu, responsabile dell’Osservatorio faunistico del Parco nazionale dell’Asinara, afferma che si tratta di un’invasione: «Ormai le Trachemys scripta sono presenti in quasi tutto il territorio. Un fenomeno che ha origine commerciale, con l’importazione di milioni di esemplari in Europa, poi venduti nei negozi di animali. Ora l’importazione è finita, ma vengono riprodotti in loco. Il problema è rappresentato dal fatto che i rettili americani entrano in competizione con le nostre Emys orbicularis, mangiano i loro piccoli e anche i loro alimenti. Crescono più velocemente e sono più aggressivi».

«Nello stagno di Platamona – spiega a sua volta Francesco Guillot, coordinatore regionale della Lipu (Lega per la protezione degli uccelli) – un esemplare pare che abbia cercato di aggredire un pollo sultano. E abbiamo rilevato una diminuzione della presenza dei Fistioni turchi, una specie protetta di anatra, che potrebbe essere messa in relazione alla presenza delle tartarughe americane. Presenza che è stata rilevata anche ad Alghero, sempre in seguito all’abbandono. Purtroppo le persone non si rendono conto delle conseguenze. Ci si innamora di un animale esotico, salvo poi disfarsene quando la gestione domestica diventa faticosa. Ci hanno addirittura segnalato la presenza di un visone, sì, proprio un visone, nelle vicinanze del ponte romano di Ozieri».

Cosa fare, allora? «Occorre dare informazione sugli effetti che l’abbandono di animali esotici comporta», afferma Guillot. E aggiunge Pisu: «Bisogna che le famiglie facciano

un acquisto consapevole, altrimenti è meglio decidere di non comprare, soprattutto quando ciò comporta uno stravolgimento dell’ambiente. Oppure, quando non è più possibile tenere animali di questo genere in casa, rivolgersi a centri specializzati che se ne prendono cura».
 

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