Piogge e temporali mettono in ginocchio tutte le coltivazioni in Sardegna

Gravi danni, finisce ko la produzione del pomodoro. L’appello della Cia: «Un disastro, serve l’aiuto di tutti»

SASSARI. Se non ci fosse il calendario a dare conforto sarebbe difficile credere di essere in agosto, il mese del mare e delle vacanze. Il meteo però dice altro: temporali, tempeste di fulmini e allagamenti come nemmeno un autunno piovoso potrebbe garantire. E i risultati non potevano che essere disastrosi, soprattutto per l’agricoltura. L’allarme era già suonato qualche settimana fa, quando i primi acquazzoni agostani avevano preoccupato i produttori. Dall’inizio della settimana, poi, la situazione è precipitata.

L’allarme. La Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione della campagne: «Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno minato l’esistenza stessa delle migliaia di aziende agricole sarde, con conseguenti e inevitabili ricadute di natura sociale». A rischio ci sono i raccolti, dunque, ma anche i posti di lavoro, soprattutto quelli stagionali. Nel report dell’associazione si parla di vigne in ginocchio e di prodotti del settore ortofrutticolo spazzati via dal maltempo: «Abbiamo raccolto notizie drammatiche – spiega il direttore regionale di Cia Sardegna, Alessandro Vacca –. La produzione dei vigneti del Sulcis è compromessa, quella ortofrutticola del Medio Campidano è in ginocchio e si parla del 60 per cento delle coltivazioni finite letteralmente sotto l’acqua. La Casar ha fermato gli stabilimenti che si occupano della trasformazione del pomodoro industriale perché non riceve abbastanza prodotto e, dopo che aveva ridotto le ore di lavoro dei dipendenti stagionali, adesso è stata costretta a sospendere le prestazioni di lavoro a tempo determinato – continua Vacca –. Ma la pioggia ha creato problemi a tutto il settore e in tutta la Sardegna, non solo al sud. Stanno pagando dazio i coltivatori di angurie, meloni, carciofi, pomodori da tavola e frutta, come le pesche di San Sperate che stanno marcendo sugli alberi».

L’appello. La Cia ha suonato l’adunata per provare a formare un fronte comune che possa occuparsi del problema come un unico organismo: «Noi siamo pronti ad agire e chiedimamo ai Comuni, alle Province e alla Regione di attivarsi per attivare le procedure di monitoraggio che portino alla verifica e all'avvio di tutte le prassi burocratiche necessarie ad accertare i danni – aggiunge Alessandro Vacca – ma vista l’eccezionalità dell’evento chiediamo che anche la altre organizzazioni si uniscano a noi in un fronte comune che possa rappresentare tutto il mondo agricolo in momento delicato come quello che stiamo vivendo in questi giorni. C’è il rischio che venga compromesso uno dei pochi settori in grado di trainare l’economia isolana».

I produttori. Matteo Frau è il direttore della sezione del Sud Sardegna di Cia ma è anche, e soprattutto, un agricoltore: «i campi sono allagati e la situazione è drammatica. L’acqua ha bloccato la maturazione degli ovuli del carciofo e la situazione è la medesima anche per le altre colture. Ad esempio, il pomodoro da tavola che si coltive nelle serre si è salvato dalla grandine ma subirà comunque gli attacchi delle muffe entro pochi giorni». Le colture all’aperto, poi, sembrano destinate a diventare un ricordo: «I campi sono allagati al punto che impossibile entrare con i mezzi necessari per completare la raccolta e prima di poter entrare nei campi ci vorranno almeno 5 giorni. I pomodori, poi, quando

raccolgono troppa acqua si spaccano e diventano invendibili». I dati raccolti fino ad ora sono sommari ma significativi: «Un nostro iscritto coltiva 10 ettari a pomodori, ne ha salvati 2 – conclude Vacca –. Un altro ne fa 25 e ne ha salvato 10. È un disastro, una vera calamità naturale».

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