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Il ministro Bonisoli lancia Nuoro capitale della cultura

Progetto molto valido, si ricandidi e andrà meglio

NUORO. «Comincia da qui, da Nuoro, il mio percorso di visite in alcune località italiane rilevanti dal punto di vista culturale. Ho scelto Nuoro perché ciò che sta facendo, sotto questo profilo, meritava di essere osservato da vicino. Sono contento che la città sia arrivata tra le finaliste a Capitale italiana della cultura, e se non è andata bene la prima volta andrà meglio la seconda: ha presentato un progetto che ha senso, che è radicato nel territorio, e che deve andare avanti comunque. Quello che Nuoro, alla festa del Redentore per me rappresenta alla sfilata, sarà l’intera Sardegna, sarà la rappresentazione visiva della ricchezza culturale italiana in Sardegna».

Arriva con dieci minuti in anticipo rispetto al cerimoniale e spiazza tutti, il ministro ai Beni culturali, Alberto Bonisoli. Alla sua prima visita in Sardegna come responsabile del dicastero romano e alla sua prima tappa anche tra le città finaliste al concorso per scegliere la Capitale italiana della cultura 2020, il ministro Cinque stelle non risparmia commenti, un impegno per sostenere dal punto di vista dei contributi finanziari «anche realtà più piccole ma ricche di proposte culturali». E si concede pure qualche battuta. Come quando, dopo la tappa in prefettura, all’interno del palazzo comunale, mentre il sindaco Andrea Soddu gli mostra le ricchezze artistiche del municipio e gli racconta come la città nel corso della storia sia passata dall’economia agropastorale al terziario, saltando la fase industriale, il ministro non lo nasconde che «in fondo non è stato un male. Se penso cosa c’è a non molti chilometri da qui».

Lo ribadisce, Bonisoli, anche poco prima di visitare l’Archivio di Stato, in via Mereu, dove, insieme alla direttrice Angela Orani, e alla funzionaria del polo museale della Sardegna, Manuela Puddu, viene accolto anche dall’inconfondibile voce di Maria Carta nella sua interpretazione dell’Ave Maria in sardo. E lì, il ministro ha l’occasione di vedere pure alcune della pagine che l’allora partigiana Lina Merlin scriveva dal suo confino a Orune. O alcuni passi delle lettere del grande Emilio Lussu.

E a pochi metri di distanza, sul colle di Sant’Onofrio, mezz’ora dopo il ministro visita anche le ricchezze dell’Isre, che per tutti è rimasto semplicemente il “museo del costume”. Nell’ampio spiazzo davanti all’ingresso, ad accoglierlo, trova il presidente Giuseppe Pirisi, la responsabile del settore musei dell’Isre Franca Rosa Contu, l’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena, e la senatrice nuorese dei Cinque stelle, Elvira Evangelista. «Faccio i miei più sentiti complimenti all’Isre per la gestione moderna ed efficiente dei musei che custodisce, il museo del Costume e il museo deleddiano – spiega Bonisoli al termine della visita – Le strutture sono pronte, i contenuti di estrema attualità e fruibilità. Speriamo di portare a Nuoro e in Sardegna sempre più turisti».