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Airpod, ancora un rinvio, l’azienda: «No comment»

Il lancio della vettura ad aria compressa era previsto per l’estate del 2018. Il progetto da 725mila euro finanziato dalla giunta Cappellacci con fondi europei 

INVIATO A BOLOTANA. «Il lancio ufficiale avverrà a luglio in Lussemburgo e in contemporanea in Francia, ma sarà la Sardegna ad avere la prima fabbrica operativa. La presentazione avverrà a fine giugno»: era il febbraio scorso, e Pier Paolo Pisano, responsabile della comunicazione di Airmobility, annunciava senza tentennamenti e per l’ennesima volta l’uscita della mitica Airpod, l’auto ad aria compressa di cui si parla da quasi vent’anni ma mai entrata in produzione. Giugno è passato, luglio e agosto pure, ma della vetturetta che dalla Sardegna centrale dovrebbe cambiare le sorti del trasporto urbano internazionale ancora non c’è traccia. Non viene in aiuto il sito web della società: nella sezione news l’ultimo post riguarda gli auguri di Natale 2017. Cos’è accaduto, o meglio: qual è la scusa stavolta? Abbiamo girato la domanda a Giovanni Monni, commercialista cagliaritano, amministratore unico dell’Airmobility: «Non posso darle alcuna notizia in questo momento. Attenda qualche settimana e vedrà le novità». Presenterete l’auto, e se sì, quando? «Non posso fare anticipazioni al riguardo».



Solo tre occupati. Il cancello è serrato, il citofono rotto, ed è dunque impossibile mettersi in contatto con chi, all’interno, secondo quanto detto da Monni sta lavorando alacremente per sfornare la prima Airpod. È aperta invece la grande serranda sul lato posteriore dell’edificio, dove all’esterno sono parcheggiate alcune vetture. Sono normalissime auto e appartengono ai tre giovani bolotanesi assunti per dare corpo all’iniziativa. Il progetto, avviato nel 2012, ne prevedeva dieci volte tanto, ma è già un risultato. Impossibile parlarci, anche perché il giorno prima uno di loro, contattato dalla Nuova, ha detto che la consegna dei vertici è il massimo riserbo. Si sa solo che avrebbero partecipato a un corso di formazione presso la Mdi (Motor Development International), l’azienda madre francese, che però ha la residenza fiscale e dunque anche il domicilio legale in Lussemburgo, paese noto per le maglie larghe nei controlli societari. Trapela che al momento ci sarebbero problemi con gli stampi della carrozzeria, ma che alla Mdi stanno lavorando alla soluzione. Morale della storia: il lancio previsto per l’estate 2018, ormai prossima alla conclusione, è rinviato a data destinarsi. Ma è molto difficile che dallo stabilimento di Bolotana esca l’auto del futuro. Ammesso che serva a qualcosa, perché a parte anni di rinvii e annunci trionfali smentiti dai fatti, c’è uno stuolo di ingegneri meccanici che nutre grossi dubbi sul funzionamento reale e duraturo della macchinetta progettata dal francese Guy Negre, scomparso nel 2016. L’auto ecologica per eccellenza, insomma, resta ancora un sogno. Anche perché l’Airpod non produce da sé l’aria che aziona il motore ma va rifornita con aria compressa 10 volte tanto quella fornita da un comune compressore.

Capitani coraggiosi. La Regione Sardegna, ai tempi della giunta Cappellacci, in questo progetto però ci credeva, nonostante i fallimenti inanellati in mezzo mondo. E infatti nei Pia 2007-2013 (pacchetti integrati agevolazione) destinava 725mila euro di fondi europei a Bolotana alla voce “fabbricazione di autoveicoli”. «Un'innovazione tecnologica finalizzata anche a poter dare risposte alla sostenibilità ambientale e soprattutto sociale. Valuterò come la Regione possa sostenere lo sforzo coraggioso di questo gruppo di imprenditori sardi», aveva detto con epica dannunziana l’allora assessore all’Industria Antonello Liori.