Il crostaceo killer dai corsi d’acqua alle strade della Sardegna

Il Gambero rosso della Louisiana ha invaso laghi e fiumi. A rischio gli ecosistemi e animali come raganella e tritone

SASSARI. Sfrontato, curioso, senza paura. Ma anche famelico e con una capacità di adattamento fenomenale. Con le sue chele al cielo sembra quasi voler bloccare le auto sulla strada, dimenticandosi di essere lungo solo pochi centimetri. Ma la convinzione è ciò che conta, sembra dire questo esemplare maschio di Gambero rosso della Louisiana, fotografato qualche giorno fa da un lettore su una strada nei pressi del lago Coghinas. Insieme ad altri della sua specie ha deciso di camminare sull’asfalto sfidando i mezzi di passaggio e minacciando l’obiettivo di Giacomo Manca che lo voleva immortalare. Sarebbe anche simpatico, se non fosse che è il rappresentante di una specie capace di mettere a rischio gli ecosistemi e la cui diffusione rappresenta un vero problema.

Trovare questi crostacei nella zona dello specchio lacustre gallurese non rappresenta ormai più una sorpresa. «Proprio in quelle acque per la prima volta nel 2005 studiai un esemplare di Procambarus clarkii (questo il nome scientifico) – spiega Flavio Orrù, zoologo specialista di fauna d’acque dolci – Si tratta di una specie una specie originaria di una vasta zona sud-occidentali che si estende dal Messico settentrionale alla Florida, Illinois e Ohio; è stata poi introdotta in molte zone del mondo. È un crostaceo con tipologie non presenti storicamente in Italia e tantomeno in Sardegna, una specie alloctona e invasiva, portata volontariamente o accidentalmente (difficile dirlo). Quando una specie viene introdotta in un ambiente nuovo può adattarsi oppure no: ebbene, sembra che nel Coghinas il Gambero della Louisiana si sia trovato molto bene». I casi di avvistamento infatti ormai non si contano. Ma nel frattempo il crostaceo americano è comparso anche in altre acque della Gallura, come nella foce di un fiume ad Aglientu o nel Padrongianus a Olbia, quindi anche nel resto dell’isola, sino al sud, a Molentargius.



Il problema è che una volta introdotto in un ambiente adeguato, il nostro gambero è difficile da eradicare e in Sardegna il Procambarus clarki è considerato una delle cause possibili dell’impoverimento degli habitat delle acque dolci, contrastando la sopravvivenza di specie autoctone. «Ha la caratteristica di essere politrofica e opportunistica – spiega Orrù – cresce in fretta e tra il terzo e il quinto mese ha già raggiunto la maturità sessuale. Questo fatto, insieme alla capacità di scavare lunghe gallerie sotterranee (mettendo a repentaglio gli argini, ndc)e la resistenza a condizioni estreme, permette al gambero di raggiungere livelli competitivi nella catena trofica, a danno delle altre specie presenti negli ecosistemi acquatici. E i sistemi idrici di passaggio dell’acqua che mettono in comunicazione i bacini idrografici della Sardegna costituiscono un’ottima rete di diffusione».

Sembra ormai chiara la responsabilità del clarkii nel provoca l'estinzione locale di numerose specie di molluschi, pesci, anfibi, idrofite e macroinvertebrati, « soprattutto – dice Orrù – considerando le caratteristiche di particolare vulnerabilità di alcune specie della fauna isolana come la raganella sarda, il discoglosso sardo e il tritone sardo».

Il Gambero rosso della Louisiana ha dei nemici nelle stesse acqua che frequenta, come il persico trota a sua volta introdotto come specie alloctona dai pescatori, ma anche l’anguilla che invece è autoctona. E diversi uccelli possono contrastarlo, come il cormorano, la garzetta, l’airone rosso e i tarabuso. Ma occorre capire come intervenire prima che i danni siano irreversibili.

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