Dal Wwf proposta salva ambiente: daspo ai turisti maleducati

Dopo i furti di sassi e nacchere e la barbarie della razza gravida fatta a pezzi in spiaggia, gli ambientalisti lanciano una provocazione

SASSARI. L'idea è semplice, anche perché mutuata da un mondo che ha un grande impatto sull'opinione pubblica.

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La sezione sarda del Wwf, infatti, ha preso in prestito il "Daspo" (acronimo di "divieto di accedere alla manifestazioni sportive) dal mondo del calcio e lo ha proposto come misura restrittiva da assegnare a chi violenta la Sardegna. Perché l'ambiente, come il calcio, è uno spettacolo e chi non lo rispetta merita di essere bandito dai teatri in cui lo si può ammirare all'ennesima potenza, come capita in quei posti di cui la Sardegna è piena zeppa per gentile concessione di Madre Natura. Una concessione che però non è eterna e che deve essere rispettata alla lettera perché sia possibile goderne anche in futuro. Purtroppo la consapevolezza del delicato equilibrio non è nella disponibilità di tutti, diversamente non sarebbe potuto accadere che un turista romano, armato di coltello, si dilettasse a far scempio di una povera razza davanti ai bagnanti che affollavano una delle spiagge più conosciute dell'isola.

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La proposta. Arriva proprio dopo l'ultimo episodio accaduto in spiaggia, il più barbaro: «Non è possibile che accadano cose come questa - spiega Carmelo Spada, delegato regionale del Wwf - e per questo motivo abbiamo proposto il Daspo per chi non rispetta l'ambiente. Chiaramente la nostra è una provocazione, anche se ci farebbe davvero piacere se l'assessorato regionale decidesse di mettere a punto una norma simile, che sia in grado di punire severamente chi non rispetta l'ambiente ma soprattutto chi si rende protagonista di episodi inammissibili come quello accaduto a Cala Cipolla, dove un turista ha massacrato una razza. E se la punizione fosse il divieto di ritornare in Sardegna, tanto meglio. Sarebbe un modo per dire a tutti che per godere delle natura della Sardegna è necessario rispettarne le regole».

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Gli altri casi. Ieri al porto di Olbia una coppia di turisti romani è stata fermata dagli agenti della security dell'Autorità di Sistema portuale del mare di Sardegna prima dell'imbarco per Civitavecchia mentre cercava di portare via un souvenir delle vacanze piuttosto pesante: 30 chili di ciottoli e sassi prelevati dalle spiagge dell'isola. Motivo? Difficile dirlo, forse volevano abbellire il giardino di casa, forse avevano un acquario da sistemare. In ogni caso avevano di scelto di farlo puntando su una serie di pezzi unici prelevati nonostante i divieti. E questo è il quinto sequestro negli ultimi 20 giorni: «Meriterebbero il Daspo anche loro - commenta il delegato del Wwf - perché nonostante l'episodio sia meno cruento di quello di Cala Cipolla, è altrettanto grave. E chissà che punire pesantemente qualcuno non possa essere un esempio per tanti altri». Ma c'è di più, perché l'indignazione per i furti di sabbia ha superato i confini continentali: «Ho parlato con un giornalista giapponese, voleva che spiegassi ai suoi lettori come sia possibile che a qualcuno venga in mente di rubare la sabbia dalle spiagge. Per loro è complicato capire atteggiamenti di questo genere - aggiunge Carmelo Spada -. Ed in fondo è questo quello che servirebbe, un cambio radicale di atteggiamento dei cittadini che dovrebbero iniziare a lasciarsi impadronire dall'ambiente piuttosto che provare a portarsene a casa un pezzo, che è una pratica senza alcun senso«.

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Il Wwf. Se quella del Daspo è una provocazione, lanciata per scuotere le coscienze ambientali di amministratori e cittadini, il Wwf non ha intenzione di far passare in cavalleria i reati ambientali commessi da persone che hanno macchiato per l'ennesima volta l'estate dell'isola. L'organizzazione ambientalista cita un altro fatto deprecabile per spiegare il concetto, il prelievo dall'area marina protetta di Villasimius di una nacchera di mare: «Sono episodi di turismo esecrabile - conclude il delegato regionale del Wwf - veri e propri crimini contro il patrimonio naturale: chiediamo il massimo della sanzione amministrativa nei confronti di questi incivili e speriamo che una simile tipologia di turista non metta più piede in Sardegna. E se mai ci sarà un processo a carico di chi ha commesso queste infrazioni, l'associazione si costituirà parte civile. Perché la natura non è un bancomat da cui si può prelevare quel che serve». Un messaggio chiaro che ha solo un problema: per alcuni è difficile da capire.

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