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I futuri ufficiali sardi della Marina: è qui che diventiamo grandi

Francesco Fioravanti, Costanza Casadio e Alberto Cabras

Costanza Casadio, Francesco Fioravanti e Alberto Cabras sono gli unici allievi isolani nell’Accademia di Livorno

AMBURGO. I futuri ufficiali sardi della Marina arrivano dal liceo. Costanza Casadio, Francesco Fioravanti e Alberto Cabras sono gli unici allievi isolani nell’Accademia di Livorno. Dal primo luglio si addestrano sul Vespucci tra mare del Nord e Oceano. Vita sotto pressione, studio, esercitazioni, turni di guardia. Al loro fianco i professionisti del mare dell’equipaggio. E il comandante Roberto Recchia. Uomo di autorità e straordinaria umanità.



Costanza Casadio è di Cagliari. Uno scricciolo di 19 anni dal temperamento guerriero. Diploma classico al Dettori, primo anno alla facoltà di medicina. La scelta di entrare in Accademia dopo la visita in classe di un ufficiale della Marina. «Il mio obiettivo era combinare sport e studio. Faccio atletica dagli 8 anni. Con il torneo inter-accademie ho vinto nei 100 metri. Sul Vespucci vivo un’ esperienza incredibile. La più grande difficoltà è stata abituarmi agli spazi stretti, alle lunghe settimane di navigazione, ma è così che diventiamo marinai. Mi manca il clima di Cagliari e la famiglia. Ma so che i miei mi sostengono».

Arriva dal capoluogo anche Francesco Fioravanti, 22 anni. Diploma allo scientifico Alberti, entra in Accademia dopo due tentativi. Superato il concorso passa da Ingegneria per l’Ambiente a Ingegneria navale. «Ho sempre amato il mare e credo non ci sia posto migliore per diventare un buon ingegnere navale. A 22 anni nessuno può dire di essere entrato a contatto con tutti questi impianti di bordo. Esperienza fantastica. Certo ho dovuto imparare i nuovi ritmi, passare da una vita di terra a 12 giorni di fila per mare e senza Internet. Ma ci siamo addestrati per questo».

Alberto Cabras, vive a Sinnai. Quartiere marina, precisa. Un distillato di saggezza in soli 20 anni. Liceo Dettori, poi l’Accademia. Il mare nel dna. Figlio e nipote di velisti. «Mentre gli altri bambini volevano fare l’astronauta, io l’ufficiale di Marina. Gli studi classici mi sono serviti per superare i test di ingresso e il primo anno. La vita a bordo non è facile all’inizio. In spazi piccoli sei a contatto con i colleghi, devi imparare a stemperare certi aspetti del carattere, ad apprezzare quelli degli altri». Per tutti il momento più emozionante raggiungere il 66esimo parallelo, Circolo polare artico. Mentre gli amici a Cagliari grigliavano al Poetto, loro scrivevano una pagina di storia della Marina con il Vespucci. (se.lu.)