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La politica del bullismo genera mostri

I rifugiati a bordo della Diciotti

Se avessero studiato saprebbero che quelli che hanno cambiato il mondo sono sempre stati pochi, controcorrente, intellettuali, professorini, buonisti. I bulli, prima o poi, hanno sempre fatto una brutta fine e proprio per mano di quella stessa maggioranza che li aveva temporaneamente glorificati - IL COMMENTO

Se avessero studiato saprebbero che per quasi un secolo i romani si erano illusi di riuscire ad arginare il problema dei barbari che premevano ai confini dell’Impero. Avevano mezzi e civiltà, alternavano imperatori illuminati a imperatori psicopatici e intanto dell’integrità della civiltà romana facevano un baluardo per accumulare consenso. Non molto tempo prima, con la stessa sicumera, tentarono di arginare il cristianesimo, fino alla persecuzione. Ma inutilmente. Se avessero studiato saprebbero che dei milioni di italiani che sono emigrati negli Stati Uniti ricordiamo soprattutto i delinquenti: Al Capone, Joe Masseria, Vito Genovese, Frank Costello, Albert Anastasia, Willie Moretti, Luky Luciano, Salvatore Maranzano. Tutti gli altri onesti, e spesso geniali, lavoratori, restano anonimi. Se avessero studiato saprebbero che la politica del bullismo ha da sempre prodotto solo un’apparenza di stabilità perché ha riunito intorno a pochi concetti viscerali una maggioranza livorosa che ha il difetto di voler cambiare dieta molto velocemente.

Richiamare il cervello degli elettori, fin dall’apologo di Menenio Agrippa, si studia alle medie, richiede più sforzo, ma alla fine dà risultati più stabili.

Se avessero studiato saprebbero che i rovesciamenti istantanei, i cambi di fronte istantanei, i successi elettorali istantanei producono fiammate luminosissime che necessitano di prudenza piuttosto che enfasi, fin dal famoso 40% di Renzi alle lezioni europee, che è storia recentissima.

Se avessero studiato saprebbero che la presunzione di ignorare la storia ha decretato la sconfitta definitiva dei nazisti in Russia: se Hitler avesse letto Guerra e Pace avrebbe capito che invadere quel territorio immenso e nevoso era già costato lo scranno a Napoleone.

Se avessero studiato saprebbero che le soluzioni spicce di processi epocali nascondono spesso cure che sono assai peggiori della malattia. Saprebbero che mettersi nelle mani dei libici e di Erdogan significa vivere nell’ipotesi che costoro rilancino e aprano i rispettivi campi di concentramento in cui sono rinchiusi migliaia e migliaia di profughi in stallo. A meno che non si decida una nuova Soluzione Finale, come quella che nel 1940 ha stabilito la fine del problema ebraico. Quando i barconi di migranti si riaffacceranno alle nostre coste sarà solo perché i guardiani che abbiamo prezzolato per tenerli rinchiusi vorranno un aumento di stipendio.

Se avessero studiato saprebbero che la costruzione di un nemico, per esempio 170 innocui eritrei, è da sempre uno di quei dispositivi che serve per prendere tempo e distrarre l’elettorato volatile dai punti dolenti: legge finanziaria, impossibilità di mantenere le demagogiche promesse elettorali. Succedeva anche con 170 gladiatori al Colosseo. Se avessero studiato saprebbero che lo Stato di Diritto protegge tutti e che ogni arbitrio che avvalliamo per gli altri, riduzione dei diritti di istruzione, di cura, di voto, può essere poi applicato a noi. Che invocare l’impiccagione per chicchessia significa essere poi in grado di prevederla per noi stessi.

Se avessero studiato saprebbero che c’è una differenza sostanziale tra adesione e collaborazionismo. Se avessero studiato non si vergognerebbero di non aver studiato tanto da ritenere un nemico chi ha un’istruzione. Né si vergognerebbero, nel profondo, della propria ignoranza fino ad immaginare un mondo dove gli interlocutori non vanno ascoltati e onorati con una replica ragionata, ma annichiliti con frasi fatte e formulette aggressive. Se avessero studiato saprebbero che quelli che hanno cambiato il mondo sono sempre stati pochi, controcorrente, intellettuali, professorini, buonisti. I bulli, prima o poi, hanno sempre fatto una brutta fine e proprio per mano di quella stessa maggioranza che li aveva temporaneamente glorificati.