Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Il cuore sardo della Vespucci, a bordo venti marinai dell'isola

Sulla nave simbolo dell’Italia nel mondo sventola la bandiera dei quattro mori. Le storie dei giovani imbarcati tra nostalgia, fierezza e orgoglio identitario

INVIATA AD AMBURGO. Cuori di Sardegna solcano le onde a bordo della Signora dei mari. L’identità con i quattro mori è un mastice speciale che unisce ciò che in terra è spesso diviso. Dal nord al sud i fratelli sardi ritornano a essere una famiglia. Con il Vespucci portano in giro per il mondo l’orgoglio dell’italianità e dell’essere isolani.

Sul veliero dalla bellezza senza tempo 20 componenti dell’equipaggio arrivano dalla Sardegna. Tre su 124 gli allievi dell’Accademia navale di Livorno imbarcati per la campagna di addestramento. Scuola di mare e di vita. Perché a bordo del Vespucci si diventa marinai e uomini. Si sbatte il muso contro i propri limiti e con le ferite che ancora pulsano si impara a superarli. Lacrime e sorrisi scandiscono un’esperienza che scolpisce caratteri e segna le anime. Fatica e orgoglio di appartenenza, alla Marina e al simbolo dell’Italia nel mondo, si fondono in un sentimento unico. Essere marinai sul Vespucci è un privilegio. Da quando il veliero fu varato nel 1931. E chi naviga su Amerigo, così come lo chiama l’equipaggio, subisce il suo incantesimo d’amore. Destinato a non spezzarsi mai.

Cuori di Sardegna solcano le onde a bordo dell'Amerigo Vespucci


L’equipaggio del Vespucci è uno spaccato di umanità dalle mille sfumature. 250 persone. Sotto divise impeccabili e visi apparentemente sterilizzati dalle emozioni, ci sono battiti di cuore. Uomini e donne dai lavori speciali, fieri delle loro vite particolari in cui però, oltre alla gioia c’è spazio per la nostalgia e la malinconia. Stefano Mameli ha 32 anni, 5 campagne sul Vespucci. Sottocapo di seconda classe, a bordo si occupa dell’efficienza e del funzionamento degli impianti di condizionamento e dei dissalatori. Nato e cresciuto a Selargius vive a Monserrato con la moglie e il figlio Edoardo di 4 anni. Gli occhi si accendono di luce quando parla della famiglia. Sono loro il più grande vuoto del cuore, ma anche il ricordo più bello di questi anni a bordo.

Giovanni Antonio Piriddu, 42 anni, è un sardo di Germania. Figlio di genitori emigrati, a 10 anni ritorna in Sardegna. Cresce tra Sassari, quartiere Li Punti e Benetutti, paese della nonna paterna, tra monti e campagne, immerso nel mondo agropastorale. Ma è un predestinato del Vespucci. «A otto anni lo vidi per la prima volta al porto di Genova – ricorda –. Dissi a mio padre “Quella nave è bellissima, ci devo salire”». Piriddu studia al nautico di Porto Torres, il poster del veliero più bello del mondo in cameretta. Poi il servizio di leva in Marina e la richiesta di essere destinato alla Spezia. Oggi è furiere segretario, specialista del servizio amministrativo-logistico.

«Mi affascinavano le navi, l’ordine e la disciplina, il rispetto, valori che sono proprio della Marina e che mi aveva già insegnato mio padre. Certo è una vita difficile, ma anche io volevo dare il mio contributo allo Stato. I miei genitori sono sempre stati al mio fianco. Nelle piccole e grandi cose. Quando andai a Taranto per il corso sergenti mi portarono l’auto dalla Sardegna. Poi salirono sul pullman e tornarono a casa». Sorride al ricordo dell’arrivo del Vespucci a New York nel 2017. «Un’emozione indescrivibile che potrebbe essere superata solo dall’ingresso a Porto Torres». Gianluca Puliga, 31 anni, è nato a Sassari ma vive a Osilo. Fare il marinaio dalle sue parti è una rarità. Nel Sassarese si cresce con il mito della Brigata Sassari. L’esercito è quasi una destinazione naturale. Diploma alle industriali, si arruola nel 2008. Quattro anni sulla portaerei Cavour, dall’aprile 2014 è sul Vespucci come tecnico di macchine. «Lavorare su questa nave è una esperienza unica, bellissima – afferma –, che ti porta a girare per il mondo. Con il Vespucci ho coronato anche il mio sogno di arrivare in America».

Modi cortesi, sorriso quasi accennato, Puliga è un altro sardo con l’isola tatuata nel cuore. «Della mia Sardegna a bordo porto lo stile di vita di noi isolani – spiega –. Siamo grandi lavoratori, testardi e determinati, qualità che ci riconoscono tutti. E siamo capaci di una amicizia leale e generosa verso chiunque». Paolo Flavio Murtas è cagliaritano. 32 anni, viso magro incorniciato da una barba scura, occhi profondi e gentili. Volontario di truppa a 19 anni su due fregate a Taranto, su un cacciamine alla Spezia poi, dal marzo 2017 è addetto alle manutenzioni in alberata sul Vespucci. «Ho scelto io questa nave. Lavorare sui pennoni e manutenere le vele è la mia più grande fortuna della vita».

Di poche parole, della sardità porta a bordo la perseveranza, nel cuore la nostalgia di una terra che ogni isolano sente come madre. Il più bel ricordo della sua esperienza sul Vespucci lo associa all’ingresso a Montreal, giugno 2017. «Prima abbiamo dovuto attraversare un ponte troppo basso per l’altezza della nave. Abbiamo quindi dovuto smontare la parte finale di due alberi in navigazione. E poi rimontarle. La nave è così potuta entrare in porto con i suoi 4 alberi, bellissima, come tutti la conoscono».