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Spiagge, vietato vietare: i lidi privati non esistono

Un richiamo dal responsabile del Grig: «I beni demaniali sono sempre pubblici». Chiudere gli arenili è un atto abusivo, fasulli gli annunci che promettono privacy

CAGLIARI. Spiaggia privata? Toglietevela dalla testa: non esiste, non può esistere, chi la considera tale commette un abuso e se prova ad appropriarsene può incorrere in un reato. Non dovrebbero esserci dubbi, visto che le distese di sabbia a contatto diretto col mare sono beni che appartengono al Demanio marittimo. Eppure a leggere le inserzioni pubblicitarie in alcuni siti specializzati e a sentire di certe iniziative lanciate sulle coste dorate del nord e del sud Sardegna c’è ancora chi prova a farla da padrone e chi crede che i padroni delle spiagge lo siano con diritto: «Ogni tanto qualche comune, come Arzachena in questi giorni, se ne accorge e la polizia locale indaga - avverte Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di intervento giuridico e da decenni strenuo difensore del patrimonio naturale dell’isola - ma tutti devono sapere che si tratta di una truffa o quantomeno di una pubblicità ingannevole diffusa in tutta Italia, da Punta Ala a Villasimius, da Sabaudia a Jesolo, a Siracusa. Ma non è così - taglia corto Deliperi - perché le norme sono chiare e non ammettono eccezioni, le spiagge private non esistono, tutte le spiagge sono aperte all’uso pubblico». Non ci sono eccezioni: vale anche per l’emiro del Qatar, oggi interlocutore assiduo della Regione, che quattro anni fa provò a bloccare l’ingresso al compendio di Liscia Ruja, in Costa Smeralda, sistemando tre macigni sul sentiero che conduce alla spiaggia, imponendo una sorta di off limits su un’area di dieci chilometri.

Ricapitoliamo: un cartello minaccioso che vieta l’ingresso all’arenile, un solerte bagnino incaricato di bloccare i bagnanti oppure la gabella da tre euro imposta a Santa Teresa all’inizio di agosto per accedere a un sentiero verso il mare di Cala Spinosa sono tutte iniziative in contrasto con le norme e con i diritti conseguenti di tutti i cittadini. Perché se l’analisi delle leggi è roba per giuristi, ai comuni mortali in cerca di sole e refrigerio in acque limpide può bastare sapere questo: l’uso dei beni del Demanio marittimo è disciplinato dal codice civile e dal codice della navigazione, che stabiliscono in termini precisi proprietà e regole. Imponendo alcune certezze a chi vorrebbe interpretare le norme con interessata elasticità: i lidi del mare, le spiagge, gli arenili, i porti, le rade, le lagune, i bacini d’acqua salsa o salmastra e i canali sono beni pubblici gestiti dallo Stato o per delega dalla Regione e in certi casi dal Comune. In quanto considerati «demanio necessario» non possono essere venduti o acquistati ma devono restare a disposizione di tutti. L’uso privato e il business turistico è garantito dalla concessione, che in Sardegna segue un regime speciale in virtù dello Statuto. Ma neppure la concessione è sufficiente a interdire l’uso pubblico di una spiaggia o di un altro bene demaniale. In altre parole: una spiaggia affidata in concessione può essere disseminata di ombrelloni, sdraio e lettini, frequentata dai facoltosi ospiti di un resort e da bagnanti a pagamento, pulizia e gestione possono essere appannaggio di uno stabilimento balneare, ma l’uso esclusivo non è previsto: nessuno potrà mai impedire a un cittadino qualsiasi di attraversare la spiaggia e in nessun caso l’area concessa potrà essere considerata privata. Quindi se in un giornale o su un sito di offerte immobiliari leggerete di ville sul mare con spiaggia privata, sappiate che quell’annuncio contiene un falso.

Semmai è possibile un’altra cosa: che l’accesso alla spiaggia sia difficile o impossibile, a causa di recinzioni, muri di mattoni o altri ostacoli inventati per tenere il lido di sabbia al riparo da «intrusi». In questo caso si tratta di un abuso, perché l’accesso al mare - e quindi alla spiaggia - va sempre garantito. Il consiglio è di rivolgersi a un organo di polizia e di segnalarlo perché a seconda dei casi può scattare la violazione di una norma penale, quella che sanziona l’occupazione abusiva di una superficie demaniale.