Bimbo morto in piscina la procura ora accelera

Accertamenti serrati del pm: c’è attesa per la notifica degli avvisi di garanzia Sentiti in caserma diversi testimoni. Slitta l’autopsia sul corpo del piccolo Richard

INVIATO A IRGOLI. Alle 15.30, davanti alla casa turchese al numero 18 di via Lenin, a Irgoli, si ferma una pattuglia dei carabinieri. Un paio di fogli stretti tra le mani, passo svelto, un maresciallo si avvia verso il portoncino d’ingresso dell’abitazione a due piani, chiede permesso ed entra. Uscirà, dallo stanzone al piano terra, una manciata di minuti dopo. «È un brutto momento – spiega, poco dopo, una giovane parente della famiglia del piccolo Richard Mulas – ci hanno notificato un atto dovuto. Ora ne dobbiamo parlare con l’avvocato». L’atto dovuto consegnato poco prima a papà Totore Mulas e a mamma Celia Herrera Nieto, è l’avviso del sequestro della piscina di Orosei teatro della tragedia di domenica mattina.

Dopo giorni di attesa, che sono serviti ai carabinieri della compagnia di Siniscola per sentire diverse persone “a sommarie informazioni”, ovvero come preziosi testimoni o esperti di piscine, di sicurezza e manutenzioni, ieri, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Nuoro è stata la giornata degli atti, delle notifiche, di diversi testimoni sentiti in caserma, e del sequestro di un discreto numero di carte relative alla proprietà, gestione e manutenzione della piscina posta sotto sequestro giudiziario. Tutti atti, di fatto, che sono un preludio all’iscrizione – ormai imminente – dei primi indagati nell’apposito fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura per omicidio colposo.

Il primo atto della giornata, ieri è stato consegnato a Sergio Appeddu, a Orosei, colui che fino ad avant’ieri, dagli stessi inquirenti, era stato considerato come il referente per il residence L’Ulivo di Orosei: la struttura per la quale lavora la mamma del piccolo Richard, nonché una delle due strutture che condivide l’utilizzo della piscina. Ma ieri si è scoperto che non è Appeddu il titolare del residence, ma la moglie Alessandra Gusai. Il residence è intestato a lei. Certo è che ad Appeddu, ieri mattina, i carabinieri hanno notificato l’atto che lo nomina custode giudiziario della piscina posta sotto sequestro. Toccherà a lui da adesso in poi preoccuparsi di custodire e mantenere la piscina posta sotto sequestro. Ma c’è un altro aspetto legato all’inchiesta e alla piscina che ieri è emerso per la prima volta in modo definito: la piscina non appartiene ai due residence L’Ulivo e Rifugio, ma è di proprietà di un condominio. È una piscina condominiale, dunque: il proprietario è il condominio composto da diversi alloggi che in parte si affacciano sulla vasca, proprio come alcune stanze dei due residence. I due residence condividono la vasca soltanto come concessionari. I carabinieri della compagnia di Siniscola, guidati dal capitano Andrea Leacche, ieri, hanno sequestrato anche le carte relative ai contratti di concessione della piscina. Perché l’aspetto determinante per capire chi iscrivere nel registro degli indagati, è quello relativo alla domanda: a chi spettava eseguire la manutenzione della piscina? In base al contratto di concessione spettava al proprietario della piscina o ai concessionari? Ieri, in ogni caso, nella piscina dove è morto il piccolo con la manina incastrata nella valvola di scarico sul fondo della vasca, il medico legale Vindice Mingioni ha eseguito un sopralluogo e ha scattato diverse foto. Questo pomeriggio o forse domani lo stesso esperto eseguirà l’autopsia. E, anche alla luce del sopralluogo fatto,
il medico dovrà accertare se effettivamente Richard Mulas sia morto perché aveva l’arto incastrato, o se ha avuto un malore durante il tuffo e si sia ancorato alla valvola. L’autopsia è slittata di nuovo perché la Procura ha disposto altri accertamenti legati all’indagine.



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