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Il miele migliore d’Italia si produce a Berchiddeddu

L’Antica apicoltura gallurese della famiglia Porcu vince il “Roberto Franci 2018” A trionfare il nettare amaro di corbezzolo, primo anche nella sezione “Rari”

BERCHIDDEDDU. «Qualche anno fa da un istituto di analisi incaricato di testare un campione ci arrivò una domanda densa di stupore: non abbiamo trovato traccia di inquinanti, scusate, ma questo miele lo producete sulla Luna?» ricorda Piero Porcu, medico d base di Berchiddeddu, piccola frazione di Olbia. Non è quindi un caso che ad aggiudicarsi il premio di miglior miele d’Italia nel prestigioso premio internazionale “Roberto Franci” sia stata l’azienda da lui creata, l’Antica apicoltura gallurese. È la seconda volta in 9 anni, la prima fu nel 2010. E la cosa incredibile è che anche in questa occasione a vincere è stato un miele amaro, quello di corbezzolo.

Proprio quello che domani a Montalcino (Siena), sede del premio, verrà ritirato da Roberta e Giuseppe, figli di Piero che ora dirigono l’azienda, in occasione della 42esima edizione della Settimana del Miele (7-9 settembre), vetrina delle migliori produzioni nazionali. Verranno premiati anche i vincitori delle singole varietà di miele prodotte in tutta Italia, Paese che detiene il maggior numero di tipologie al mondo. Per la Sardegna l’azienda dei Porcu, oltre al primo premio assoluto, si è aggiudicata anche il primo posto nella categoria mieli rari con il corbezzolo, mentre nella categoria miele col timo ha vinto Salvatore Mele dell’Azienda Forestas.

«Ho iniziato a produrre miele nell’82 grazie ad un mio paziente di Trainu Moltu, Domenico Bazzu, che mi regalò la prima famiglia di api – racconta Piero Porcu, sassarese di origine – Non sapevo nulla del settore, ma poi piano piano mi sono appassionato. Nell’83 le mie api sopravvissero a una terribile epidemia di varroa e questo mi diede spinta a continuare. Sono riuscito a trasmettere l'amore per l’apicoltura ai miei figli Roberta e Giuseppe che oggi sono i titolari. Produciamo complessivamente 500 quintali di miele, di cui circa 30 di corbezzolo miele amaro prodotto a fine dicembre, che viene venduto a grandi catene di distribuzione e in parte esportato. Aver vinto l'Oscar del miele in questa edizione è un risultato particolarmente importante perché la scorsa annata sarà ricordata tra le più difficili di sempre per la siccità che ha colpito soprattutto la Sardegna».

L'organizzazione del concorso è affidata all’Associazione apicoltori Siena Grosseto Arezzo, che si avvale della collaborazione dell'Albo degli esperti in analisi sensoriale del miele per la definizione dei parametri tecnici, per il giudizio, la selezione dei campioni e l'assegnazione dei premi. Com’è possibile che un miele amaro abbia un tale successo di critica? «Perché ha un sapore irripetibile – spiega Piero Porcu – totalmente diverso da tutti gli altri. Che pure dal punto di vista chimico sono uguali, ma non contengono l’arbutina, che caratterizza quello prodotto dalle api dal nettare di corbezzolo. Il quale sta riscuotendo sempre maggiore successo, ed è noto anche per i benefici nella cura di malattie respiratorie come l’asma, oltre che aiutare chi soffre d’insonnia». E pensare che fino a non molto tempo fa non veniva utilizzato: «Sino a qualche decennio fa gli agricoltori che assaggiavano il miele dal favo e sentivano il gusto amaro commentavano: “È ranchidu” e lo lasciavano dov’era. Lo stesso Cicerone, a dimostrazione che nell’isola si viveva davvero male, descrivendo la Sardegna affermò che persino il miele era cattivo... Ora invece quello di corbezzolo si sta imponendo progressivamente, e siamo favoriti dal fatto che se ne produce poco nel mondo».

La zona di produzione, i campi tra Berchiddeddu, Monti e Padru, priva di industrie e con poche coltivazioni nelle quali si faccia uso di pesticidi, favorisce la purezza e quindi il successo del miele dell’Antica apicoltura gallurese. Può bastare questo per spiegare il fatto che il miele dei Porcu continui a collezionare premi? «No, occorre molta dedizione – dice Roberta Porcu, una delle titolari – e poi viviamo in una Sardegna che garantisce buone fioriture a dispetto delle variazioni climatiche. Per quanto riguarda il miele dolce, sul piatto occorre mettere il nostro impegno nel fare nomadismo, ovvero spostare le arnie per rincorrere le fioriture, studiando quando finiscono in una zona e iniziano in un’altra. E direi anche la grande collaborazione dei dipendenti, capaci di sacrificarsi in ogni frangente».

Il simbolo dell’azienda è la chiesetta di San Tommaso, che sorge nella zona, il moto dell’azienda è “Prima semper tene”, punta sempre al massimo. Era la frase preferita dal padre di Piero, Peppino, veterinario e allevatore di cavalli bonorvese. Il medico ha deciso di legarla in maniera beneaugurante alla sua attività. Non immaginando che da hobby sarebbe poi divenuta una importante realtà imprenditoriale.

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