Dall’argia al ragno violino: quando la natura fa paura

Segnalata nella zona di Castelsardo la presenza della pericolosa malmignatta. Il suo morso può provocare reazioni gravi, in rari casi può essere anche letale

SASSARI. L’allarme malmignatta è ormai ciclico: basta qualche avvistamento, magari una foto postata sui social con la domanda allarmata “sapete se è pericoloso?” per scatenare la paura. Aumentata dal fatto che si parla di ragni, animali che in tanti provocano un irrazionale e irrefrenabile terrore. La Sardegna è una terra così sicura rispetto ad altre aree riguardo alla presenza di animali velenosi che ogni volta ci si sorprende del fatto che la natura... esiste. L’ultima segnalazione viene da Castelsardo, da una pineta ne pressi della Roccia dell’elefante. Dall’immagine arrivata in redazione ci sono pochi dubbi che si tratti della malmignatta, o vedova nera mediterranea, nell’isola chiamata argia.



«È un ragno piuttosto comune in Sardegna, specie nel nord, in particolare dalla Nurra, ci arrivano diversi esemplari – dice l’entomologo del dipartimento di agraria dell’università di Sassari, Ignazio Floris – insieme al ragno violino è l’unico animale pericoloso. Può infatti creare problemi col suo morso, associato a una immissione di veleno neurotossico in grado di provocare una sindrome detta latrodectismo (dal nome scientifico Latrodectus tredecimguttatus), che in soggetti sensibili può provocare reazioni anche gravi sino alla morte. Può accadere anche con altri animali che iniettano veleni, ma gli insetti aculeati come vespe e api danno una reazione molto diversa da quella dei ragni, che può provocano anche contrazioni. Nell’antichità questi comportamenti anomali spaventavano e facevano pensare a qualche maleficio».



In Sardegna – ricorda Floris – questo aracnide ha una fama particolare: «La malmignatta è una delle due argie della tradizione isolana, che oltre al ragno in questione chiama così anche la mutilla, una vespa senza ali che assomiglia a una grossa formica rossa e nera che punge provocando effetti paragonabili alla puntura di una vespa. Viste le reazioni che l’argia può provocare, nell’antichità si praticava la famosa terapia musicale: così nel meridione d’Italia è nata la tarantella, termine che si riferisce erroneamente alla tarantola, in realtà riguarda proprio la vedova nera mediterranea, o malmignatta. Terapia che aveva quasi sempre successo perché in realtà i casi mortali sono rari».

Precauzioni? «Occorre fare attenzione – dice l’entomologo – ricordo segnalazioni all’ufficio del lavoro di persone che lamentavano danni gravi. Ma l’argia si nasconde sotto le pietre, non attacca se non è disturbata. In passato chi lavorava nei campi infilando le mani nell’erba era facilmente esposto. Di solito non vaga, difficile trovarla in casa».



Nella case invece si trova l’altro aracnide da tenere sott’occhio nell’isola, il Loxosceles rufescens, detto ragno violino per un particolare disegno stilizzato sul dorso che ricorda lo strumento musicale: «È molto più piccolo, colore rossiccio bruno uniforme, tendenzialmente meno aggressivo, si annida dietro i mobili e reagisce solo se si sente in pericolo. Come la malmignatta, ha anch’esso un veleno potente molto tossico, e può causare la sindrome detta loxoscelismo: reazioni anche di tipo sistemico, persino necrosi dei tessuti. Il morso inizialmente provoca solo un leggero bruciore, ma col passare delle ore si può manifestare la formazione di vesciche e nei tessuti in prossimità del morso si possono presentare effetti di tipo citotossico, con necrosi simili a ulcere. L’azione è lenta, anche 3-4 giorni (e questo provoca difficoltà di diagnosi), ma varia a seconda della dose di veleno e del soggetto che può presentare nausea e dolori anche per lungo tempo».

Floris ricorda che questi sono tutto sommato gli animali più pericolosi presenti Sardegna, che resta una terra comunque al riparo da grossi rischi. Uccidere i ragni in maniera indiscriminata solo per le nostre fobie è un atteggiamento insensato, dato che non sono aggressivi. Basta allontanare con delicatezza gli aracnidi in un posto lontano (si possono coprire con un bicchierino, quindi infilare un foglio sotto) per consentire a questi animali di continuare a vivere e darci una mano a catturare insetti davvero nocivi e fastidiosi.

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